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Il Male della Fede

Stiamo accettando tutto.
Tutto subiamo e tutto siamo pronti a subire.
Per fede.

Fede nella religione, in questo o quel dio che ci proteggerà dal maledetto virus e che salverà l'Umanità.
Follia.

Fede nella scienza, in senso lato e vago e vacuo, visto che anche all'interno della comunità scientifica ci sono posizioni discordanti, talvolta opposte.

Ma noi accettiamo tutto. Per fede.

Perché non abbiamo strumenti culturali per comprendere. E perché abbiamo la pigrizia mentale tipica di una comunità in decadenza.
E' faticoso pensare come individui, è massacrante ragionare come collettività.

Tessere verdi? Codici a barre? Tutto fa brodo. Vaccini? No, meglio lo Spirito Santo.
E intanto stiamo male. Intanto moriamo. Viva la Tessera Verde, però. Viva lo Spirito Santo.

E allora non pensiamo. Non studiamo. Non dissotterriamo l'ascia di guerra. Non rinforziamo le difese della nostra mente e del nostro corpo. Non avanziamo, con le armi della conoscenza critica, nei meandri dell'ignoto. 

Meglio star qui, sulla sponda piana del fiume, e accettare tutto quello che ci viene propinato. Dal primo degli scienziati all'ultimo dei santoni.
Per fede.

Non ho più fiducia

"Ogni tempesta comincia con una singola goccia"
                                                                          (Orso Tekoser)


Non ho più fiducia nelle Masse. In quelle informi e beote Masse che si bevono ogni menzogna, che preferiscono ragionare con la pancia piuttosto che col cervello. Quelle Masse che dovrebbero elevarsi, diventare Popolo e utilizzare tutto il potere che solo loro hanno. Invece niente, preferisco l'odio di bassa lega, la rabbia fine a se stessa, il disprezzo che soffia nel vento.

Le Masse sono bandiere. E io odio le bandiere.

Non ho più fiducia nel Popolo. In questa parola ricca di romanticismo e vuota di realtà. Il Popolo, che grande menzogna! Nulla di puro di unisce, perché nulla di puro esiste. Nemmeno il più basso istinto ci unisce, nemmeno il bieco interesse riesce a farci marciare uniti. Siamo divisi, quindi non siamo Popolo. Non potremo mai essere uniti, quindi non saremo mai Popolo.

Il Popolo è un'utopia. E io odio le utopie.

Non ho più fiducia nel Noi. Nell'idea che insieme si possa vivere bene. Forse si può solo vivere meglio o - per essere più precisi - meno peggio. Chi vuole vivere meno peggio, chi si accontenta di sopravvivere, scelga convintamente il Noi. L'uomo è un animale sociale, disse una volta un Saggio. Sbagliando. Non c'è nulla di sociale nell'Uomo. Egli è solo un animale, e nemmeno il migliore tra gli animali. Perché mette le catene agli altri animali, senza rendersi conto delle catene - economiche, politiche, sociali, culturali, religiose, sessuali - che mette quotidianamente a se stesso.

Noi è un carcere. E io odio il carcere.

Credo soltanto nell'Io. E faccio fatica persino in questo. E' l'ultimo slancio di ottimismo che mi concedo. Stanco, solitario, ma ancora con un briciolo di speranza. Non provate a essere Noi, non ne sarete capaci. Non ne saremo capaci. Che ognuno provi a essere Io. 

La Rivoluzione è una Tempesta. L'Io è la Goccia.


Pietra tra le acque

Tutto deve essere fluido. La società fluida, la politica fluida, l'economia fluida, il pensiero fluido, persino la sessualità fluida. Ciò che non è fluido, deve diventarlo. E se non lo diventa, che venga distrutto!

Così ragiona l'Uomo Contemporaneo. Così vuole che ragionino tutti. Tutto deve essere fluido, acquoso, annacquato. Le divergenze? Vanno risolte. I conflitti? Inutili sprechi di tempo e fatica, meglio gli accordi, gli inciuci, i compromessi.

Un continuo susseguirsi di "si, però", una infinita sequenza di "ma anche". Nulla è definitivo, stabile, in piedi. L'Uomo Contemporaneo si riempie la bocca di frasi filosofiche orientali. Blatera di essere come canna di bambù, che si piega al vento, senza mai spezzarsi.

No.
Esistono anche uomini che non la vedono così. Uomini che preferiscono spezzarsi, piuttosto che piegarsi. Uomini in mezzo a queste acque paludose scelgono di non seguire la corrente, né di risalirla andando controcorrente.

Uomini che rispetto ai flutti decidono di essere scogli. Pietre tra le acque. E vedremo se il fiume riuscirà a distruggerci, o si prosciugherà nel tentativo.

Inferno

"Se la Terra ci sembra un inferno è soltanto perché siamo convinti che debba essere un paradiso."

Il problema è mettersi d'accordo. Su cosa sia questo dannato paradiso di cui blaterano da secoli, anzi da millenni.

E a blaterare sono sempre loro: i patrizi debosciati, i sacerdoti dello status quo, i padroni del vapore, i ceti dominanti.
Vendono paradisi a targhe alterne. Se non hai contante fresco, nessun problema: ci sono le rate. Degli splendidi paradisi a rate.
Artificiali, naturali, virtuali, reali, onirici: paradisi per tutti, venghino signori, venghino.

Forse è per questo che qualcuno - pochi, pochissimi, ma ci sono - ha smesso di rincorrere i vostri paradisi.
Qualcuno ha smesso di desiderarti, di sognarli, persino di impegnarsi per andare a finire lì.
Invece che ballare le vostre musiche, meglio il silenzio. Di fronte alle vostre splendide luci, meglio il buio. 

Quando capiremo che il paradiso non esiste, smetteremo di temere anche l'inferno. 

Comfort zone

Non tutti cercano allievi, discepoli, adepti. Perché non tutti voglio essere maestri. Sanno che non hanno nulla da insegnare o da spiegare, niente da dimostrare o argomentare.

Non c'è nessuna Tradizione, nessun Sapere iniziatico, nessun sistema filosofico.
Nulla da ascoltare? Si, c'è solo il Nulla da ascoltare.
Nulla da vedere? Si, c'è solo il Nulla da vedere. Non al cinema, però: non lo danno in quelle splendide sale piene di comfort, aria condizionata e pop corn.
Quello che c'è da ascoltare, da vedere, da conoscere, da vivere è davanti ai nostri piedi, se abbiamo voglia di camminare fuori dai sentieri battuti. Se abbiamo il coraggio di rompere con la tradizione, il codice, la consuetudine, la moralità sociale, il sistema dominante.

L'Uomo Libero avanza fuori dalla propria comfort zone, senza sospiri per un passato mitizzato e senza programmi per un futuro immaginifico.
Perché la Libertà è così: senza nostalgie e senza speranze.

Senza

Non appartengo che a una comunità: quella dei Senza. Senza numi tutelari, senza padri fondatori, senza bandiera colorate, senza confini inventati, senza segni distintivi, senza etichette. 

Agli occhi dei cittadini, la comunità dei Senza compare e scompare, si popola e si estingue, ciclicamente. Quando l'identità di un secolo va fuori corso, quando la sedicente civiltà attraversa un nuova crisi, ecco comparire i Senza.

In realtà ci sono sempre stati. Direttori d'orchestra o primi violini, la loro Sinfonia è scandita dal ritmo del Nulla. Le orecchie della cosiddetta società civile sono sorde a queste note. 

La loro è la Sinfonia del Crollo. Tutto trema, essi no. Perché conoscono la furia distruttrice del Nulla, ma anche l'infinita Libertà che genera. 

E quel veleno che spaventa la società, quel veleno contro cui il Potere non ha ancora trovato un antidoto, scorre nelle loro vene. 


Oltre nessuna linea

Ci riempiono la testa di obiettivi da raggiungere, di livelli da superare, di linee da oltrepassare.

E noi ci convinciamo che la nostra essenza sia in quell'obiettivo, sopra quel livello, oltre quella linea.

Quando poi rompiamo il giogo e conosciamo, anche se per un solo istante, la gelida fiamma della Libertà, comprendiamo che la nostra essenza non ha una linea da superare.

Sono io il mio obiettivo, la mia linea sono io. 

Promessa

"Gli anarchici non promettono niente a nessuno. Gli anarchici vogliono solo che le persone siano consapevoli della propria situazione e si afferrino la libertà per se stesse."
                                                                                          (Marusja Nikiforova)

Le persone sono ossessionate dal Dopo. Non muovono un dito se non sanno cosa c'è Dopo. I politicanti lo sanno bene e non fanno altro che prometterne uno:
Dopo le elezioni, faremo...
Dopo aver vinto, realizzeremo...
Dopo questa fase, inizieremo...

La gente crede a queste promesse. In larga parte.
Di conseguenza non crede a chi invece non fa promesse. A chi non ha una soluzione prestabilita, un copione già scritto, un disegno già pronto.
Non crede a chi vuole lasciare il foglio bianco, perché ognuno possa disegnarci sopra. In libertà, in autonomia e, perché no, insieme a qualcun altro.

Io ho deciso di non promettere. Non ho certezze incrollabili, non ho verità in tasca, non ho ricette sociali, politiche, culturali, economiche per ciò che avverrà Dopo.
A me interessa il Durante. Hic et nunc, non chiedo altro.

Cosa verrà Dopo? Spero Rovine.
Perché solo sulle Rovine si potrà costruire qualcosa di veramente nuovo.


Dopo

"L'Immortalità è la perpetuazione in eterno di un Grande Errore.
Noi dobbiamo morire, perché solo così avremmo vissuto."

La Morte spaventa. Perché non si conosce e ciò che non conosciamo ci fa paura.
Nessuno è mai tornato dall'Ade o dal Valhalla a raccontarci cosa ci sia "dopo". Tutti sperano che "dopo" ci sia comunque qualcosa o, perché no, qualcuno. Un nostro antenato, un nostro amico, il nostro Amore.
Non esiste civiltà che non abbia avuto, tra i propri miti fondativi, quello del Dopo. Se possiamo accettare che il nostro corpo cessi di esistere qui, su questo mondo, ci riesce più difficile accettare che la stessa sorte tocchi anche all'anima, allo spirito.
Tutti desiderano un'anima immortale, incorruttibile dal tempo e dallo spazio, che possa veleggiare sui venti dell'esistenza. Finalmente libera.
La vita sembra avere senso se si ammette che non finisce con la morte, ma che anzi continui, si perpetui, sino alla fine dei giorni.

E' arrivato il momento di dire NO. E' giunta l'ora di negare l'esistenza di un Dopo.
La giostra finisce hic et nunc, su questa terra. Ognuno fa i suoi giri - qualcuno ne farà purtroppo pochi, qualche altro decisamente troppi! - e poi la giostra si ferma. E non riparte più. Per tutti e per ciascuno.
Dobbiamo imparare ad amare la Vita per quella che è: un Momento, una pausa, un interludio. Può essere un Momento delizioso o tragico, talvolta dipende persino da noi, ma è pur sempre un Momento. 
La vita è l'Eccezione, il grande errore del Nulla.
Se fossimo immortali, nel corpo come nello spirito, questo grande errore sarebbe perpetuo.
E lo stesso farebbe anche il nostro errore: pensare che la vita abbia un senso solo se non termina con la morte, ma se c'è un Dopo.

No, non è così, anzi non deve essere così.
Non è valicando i confini della Morte, invadendola con la nostra immortalità, che la Vita assume valore.
Al contrario: è proprio valicando i confini della Vita e addentrandoci nell'immortalità della Morte che la nostra Vita si compie. Perché si conclude.
E di noi, forse, non rimarrà altro che un ricordo.
Tra polvere e ossa.

Il piede calpestato

Può capitare di calpestare il piede o di far involontariamente male a qualcuno. Basta chiedere scusa e tutto si appiana.
Può capitare di dire una stupidaggine o di fare una gaffe. Basta chiedere scusa e la tensione si stempera.
Può capitare di non rendersi conto di un errore. Basta chiedere scusa e la soluzione si avvicina.

Quando, senza volerlo, procuriamo un dolore o facciamo del male al prossimo, non mostriamo debolezza se domandiamo scusa. Anzi, dimostriamo forza, consapevolezza, capacità di riflessione e di autocritica, maturità.

Oltre a essere consci di possedere uno dei tesori più rari dell'epoca postmoderna: l'Educazione.

L'Educazione è spesso sottovalutata e, molte volte, completamente travisata. Si tende spesso a ritenere "Educazione" l'aderenza a un'etichetta, a un codice, a norme di vario tipo. In realtà, l'Educazione è un modo di porsi, uno slancio emotivo, una dimostrazione (a noi stessi prima che agli altri) di crescita e di autogoverno, una consapevolezza dei limiti da non superare per poterne superare altri.

L'Educazione è prima di tutto educarsi, poi educare.

Il nemico è l'America

Negli istanti immediatamente successivi al Secondo Conflitto Mondiale, il filosofo tedesco Martin Heidegger, in un appunto recentemente apparso nella raccolta dei cosiddetti “Quaderni Neri”, avanzò l’ipotesi che il sistema introdotto dagli Alleati in Germania avrebbe finito per trasformarsi in una forma di dittatura ben più subdola rispetto a quella hitleriana. Così ebbe modo di scrivere nel suo diario: “Per quanto tremende da sopportare siano la distruzione e la devastazione che adesso sopraggiungono sui Tedeschi e sulla loro terra natia, tutto questo non raggiungerà mai l’autoannientamento che ora, nel tradimento al pensiero, minaccia l’Esser-ci”.

Nella seconda metà degli anni ‘60, il pensatore situazionista francese Guy Debord, definì l’ideologia democratica come la “libertà dittatoriale del mercato temperata dal riconoscimento dei diritti dell’uomo spettatore”. Essa è l’espressione di un mondo rovesciato in cui la realtà sorge nello spettacolo e lo spettacolo stesso diviene la sola unica realtà. “Questa reciproca alienazione – continua Debord – è l’essenza e il sostegno della società esistente”.

Ma le critiche alla democrazia non sono una prerogativa del XX secolo. Queste, infatti, non mancavano sin dai tempi dell’antica Grecia.

In un testo pubblicato nel 2018 dalle Edizioni all’insegna del Veltro sotto il titolo Il regime politico degli Ateniesi (Athenaion Politeia), l’autore considera la democrazia non come il “governo del popolo” ma come il governo delle canaglie (oi poneroi). D’altronde, che la democrazia fosse il peggiore dei regimi possibili l’aveva affermato anche Alcibiade, secondo cui tale sistema altro non era che una “follia universalmente riconosciuta”.

Non sorprende che tale follia abbia trovato la sua massima espressione moderna nell’emisfero occidentale, quell’“Occidente” che la mistica islamica definiva, in linea con l’idea greca di “governo delle canaglie”, come la “fossa dei reietti”. E non sorprende che la democrazia, sin dall’antichità, sia intrinsecamente collegata alla talassocrazia: al controllo del mare e dei flussi commerciali che scorrono su di esso.

Uomo Spirituale e Uomo Religioso

L'Uomo Spirituale è consapevole della propria inferiorità e incompiutezza. C'è, sopra di lui e fuori di lui, qualcosa di più potente e di più completo. C'è la Natura, le sue forze, il suo istinto di conservazione, la sua volontà, il suo ordine naturale. L'Uomo Spirituale riconosce che, oltre le ossa e la carne, c'è molto altro: spirito, demone, anima, pensiero, idea, sentimento, emozione, passione.

Non ha bisogno di altari d'oro e marmo: gli basta una pietra, un tronco d'albero, una insenatura.
Non ha bisogno di dogmi: vive la propria spiritualità naturalmente, semplicemente, umanamente.
Non ha bisogno di una gerarchia, di ministri del culto: può essere egli stesso sacerdote del culto.

L'Uomo Religioso, invece, è profondamente diverso. La sua spiritualità è innanzi tutto esteriore. Ha bisogno di formalismi, di codici, di dogmi. La Natura è spodestata dal suo altare: al suo posto viene messo un Dio, che è padrone e creatore della Natura stessa. L'esistente perde la propria divinità e un'altra entità, trascendente, se ne impadronisce. Nulla è più divino, tutto diviene creazione.

Egli ha bisogno di altari, meglio se d'oro e marmo.
Egli ha bisogno di dogmi, di libri sacri, di agiografie, di tribunali in cui uomini interpretano la volontà del Dio.
Egli ha bisogno di una gerarchia, di ministri del culto, di interpreti della volontà divina: lui, da solo, non ne sarebbe capace.

La contemporaneità tende a identificare i due uomini. L'idea che spiritualità e religione siano sinonimi o, addirittura, identici, è uno dei principali inganni della post-modernità. Identificando i due termini si combatte una sola volta, invece che due, il grande nemico dell'unica divinità contemporanea: il Potere, economico in primis, poi politico, sociale e, infine, culturale.

L'Occidente è tramontato, l'Europa diventi Eurasia

Ogni organismo vivente conosce quattro fasi: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia. Non esiste pianta, animale, essere umano, popolo, nazione, organizzazione sociale, regno, repubblica, impero, stato che non sia soggetto a questa ferrea legge naturale. Sempre è stato così, sempre così sarà.

Chi ama "el ingenioso hidalgo Don Quijote" può tranquillamente condurre la propria personale battaglia contro i mulini a vento, immaginando di poter fermare la decadenza della nostra epoca rifugiandosi in un nostalgico conservatorismo o tuffandosi in un menzognero progressismo. 
Chi invece conosce la ferrea legge della Decadenza sa che stiamo vivendo il Kali Yuga, il tramonto del cosiddetto Occidente. Che si tratti di Cultura o Civilizzazione, la vecchiaia ha ormai preso il sopravvento. Non c'è più nulla da salvare, né radici da cui ripartire.

Rovine, solo rovine, null'altro che rovine.
Rovine del Novecento, a cui si sommano, giorno dopo giorno, le rovine del Nuovo Millennio. Un millennio che non vedrà il cosiddetto Occidente come guida spirituale e materiale dei popoli e dei singoli individui. Il sole sorge sempre a Oriente.

La stessa Europa deve rendersi conto dell'inevitabile. L'Unione Europea, che è cosa diversa, anzi opposta, all'Europa, è nata per camminare sul sentiero che il sistema economico e, quindi, politico-culturale dominante ha battuto e puntellato, soprattutto dopo la sconfitta del socialismo reale.
Questo sentiero è destinato al baratro, ormai è palese. L'alleanza, per non dire la sudditanza, con gli Stati Uniti d'America è solo l'ultimo stadio della decadenza europea. L'alternativa, paventata dai populismi e dai sovranismi di ogni risma, di tornare agli stati nazionali di stampo giacobino, e cioè l'idea di ricominciare a dividerci in italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, convincendosi e convincendoci che si possa smettere di essere europei, è persino più stupida della stucchevole tracotanza di chi ciancia di Stati Uniti d'Europa. Chi vuole tornare alle bandierine nazionali e chi vuole continuare a suonare lo spartito liberale e capitalista dell'Unione Europea non sono in antitesi, ma due facce della stessa medaglia.

L'alternativa vera, reale, feconda, da cui potrà rinascere una nuova civiltà europea, stavolta non più occidentale, è rappresentata dall'unione con l'Asia. Per dirla con un termine recentemente impostosi nel dibattito politico internazionale: Eurasia.
L'Occidente sta tramontando, forse è già tramontato, ma non ce ne siamo ancora accorti tutti. L'Europa "occidentalizzata" è destinata a morte certa. L'unica speranza è la nascita di un'Europa "orientalizzata", che guardi alla Russia e alla Cina. 

Europa, Russia, Cina: un'Eurasia così formata sarebbe la più grande potenza che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto. La Nato diventerebbe un trattatello da relegare ai libri di storia, il liberalismo cesserebbe all'istante di essere l'ideologia dominante, il capitalismo morirebbe. 
Il futuro dell'Europa sarà l'Eurasia. O non sarà.

La mia Libertà

La libertà di attendere sei ore in fila per comprare l'ultimo modello di I-phone non è la mia Libertà e non spenderò una goccia di sudore per difenderla.
La libertà di assaltare un supermercato per comprare un paio di scarpe o di pantofole col logo del suddetto non è la mia Libertà e non perderò un minuto di tempo per tutelarla.
La libertà di pensare con la pancia e di parlare col deretano non è la mia Libertà e non sacrificherò una parola per sostenerla.

La mia Libertà è libertà dello Spirito, dell'Azione figlia di un Pensiero, della Parola partorita dall'Idea. 
Cose che la massa beota che affolla i centri commerciali per comprare a comando futilità d'ogni genere non potrà mai capire.
Mai.

Non basta restare umani, bisogna tornare Uomini

Restiamo umani.
Ce lo ripetono continuamente. Ce lo ripetiamo ogni giorno.
Ogni volta che accade una tragedia. Ogni volta che l'umanità pare scomparire dietro le menzognere vesti del sedicente Progresso. 
Ogni volta che la Modernità mostra il proprio volto disumano, noi ci diciamo di restare umani.

Non basta.
Di fronte alla cloaca immonda che ci circonda, il Mondo Moderno dalle magnifiche sorti e progressive, non basta restare umani.
Bisogna ritornare ad essere Uomini. 
Ritornare, è questa la nostra Rivoluzione. Perché Rivoluzione - per chi non lo sapesse - deriva dal latino Revolutio. Significa "ritorno". 

L'Umanità attuale ha pochi uomini e troppe amebe. 
La nostra Generazione ha questo compito: rivoluzionare la contemporaneità.
Per farlo, deve "ritornare".
Ritornare ad essere Uomini.

"Credo nell'Uomo. Non nell'Umanità."

Futuro primitivo

Basta aprire un dizionario.
"Rivoluzione": dal latino tardo revolutio -onis "rivolgimento, ritorno".
L'etimologia ha un valore intrinseco nel definire l'esistente.
La Rivoluzione non è un vaneggiare di magnifiche sorti e progressive di un indefinito futuro. Non è una folle corsa in avanti, verso baratri e abissi. Non è un mero progressismo accelerato all'ennesima potenza.

Rivoluzione significa ritorno.
Rinverdire teorie e pratiche più o meno antiche, ma mai vecchie.
Significa sconfiggere il Male alla radice.
Ritornare a quando la società gerarchica e classista, in cui ancora oggi viviamo, ha preso il via. 
Eravamo cacciatori e raccoglitori. Vivevamo insieme alla Natura, nella Natura.
Poi diventammo sfruttatori: della flora, della fauna, degli altri uomini, della Natura tutta. E così via, per millenni.
Fino ad oggi. 

Il futuro. O sarà primitivo, o non sarà.

"C’è stato un tempo in cui la natura non era un avversario da conquistare, da addomesticare in ciò che è sterile. Ma abbiamo viaggiato ad una velocità accelerata, sollevando raffiche di progresso alle nostre spalle, verso un maggior disincanto, la cui impoverita totalità mette adesso in pericolo sia la vita che la salute."

(John Zerzan)

Eclettismo

Michelangelo fu scultore, pittore, poeta.
Leonardo fu... qualsiasi cosa, praticamente.
Sapere e saper fare: non per questo o quel padrone, ma per l'Umanità.

Vivo nell'epoca della specializzazione.
Il Sistema chiede a ognuno di imparare una sola cosa e di farla bene, benissimo, di più. Le aziende, le fabbriche, persino le scuole e le università, sono strutturate in questo modo. L'eclettismo è sempre mortificato, a meno che non serva a questo o quel padrone: allora la capacità di pensare e fare altro diviene, improvvisamente, utile e meritoria. 
Se chi ti sta sopra ti chiede un guizzo, allora sarai apprezzato. Se avrai un guizzo non richiesto, sarai criticato, frenato, emarginato, forse persino punito.
Il tuo sapere e il tuo saper fare devono essere orientati solo a ciò che serve al Sistema e ai suoi padroni. Nessun'altra possibilità è data.

Ribellarsi a questo infame disegno che imbriglia, che ingabbia coscienze e conoscenze deve essere un imperativo per l'Uomo libero e per l'Umanità Nova. L'eclettismo deve tornare ad essere ciò che fu nel Rinascimento e in altre epoche della storia umana: valore incommensurabile, ideale verso cui tendere, commistione di capacità aventi come fine il miglioramento della vita delle persone e non l'aumento della produttività e della competitività mercantile, la crescita del PIL e altri disumani parametri contemporanei.

"Sviluppa tutta la tua vita in tutte le direzioni, opponi alla ricchezza fittizia dei capitalisti, la ricchezza reale degli individui possessori di intelligenza ed energia." 

(Émile Henry)

Padrone di nulla, servo di nessuno

Una frusta ha bisogno di due cose: una mano che la brandisca e una schiena da colpire.
La catena ha bisogno di due cose: della mano che la impone e della mano che ne è stretta.
Ogni gerarchia è fondata sulla servitù. Ogni servitù è fondata su un padrone e su un servo. Il padrone comanda, il servo obbedisce. Il rapporto tra padrone e servo è fondamentale per l'esistenza di ogni forma di dominio. L'uno legittima l'altro, l'esistenza dell'uno è garanzia dell'esistenza dell'altro.

Chi romperà questo circolo vizioso? Non certo il padrone, che ha tutto da perdere. Allora toccherà solo al servo, che non ha nulla da perdere, se non le sue catene. 
Quando ogni servo disobbedirà e si ribellerà al suo padrone. 
Quando tutti i servi, uniti in un sol pugno, sconfiggeranno i padroni.
Allora vi sarà l'avvento della Libertà.

“Chi, per rimanere padrone di ciò che possiede, deve contare sulla mancanza di volontà di altri, è una cosa fatta da questi altri, così come il padrone è una cosa fatta dal servo. Se venisse meno la sottomissione, il padrone cesserebbe di essere tale.”

(Max Stirner)

La negazione di Makhno

"Io nego l’autorità in generale, sono avversario di ogni organizzazione fondata sul centralismo, non riconosco né lo Stato né il suo apparato legislativo, sono nemico convinto della democrazia borghese e del suo parlamentarismo – considerando questa forma sociale un ostacolo alla liberazione dei lavoratori.

In una parola, insorgo nei confronti di ogni regime basato sullo sfruttamento dei lavoratori."

(Nestor Makhno)

Agli spiriti giovani

"Attenti, o giovani spiriti!
La guerra contro l’uomo-individuo fu incominciata da Cristo in nome di Dio, fu sviluppata attraverso la democrazia in nome della società, minaccia di completarsi nel socialismo, in nome dell’umanità.
Se non sapremo distruggere in tempo questi tre assurdi quanto pericolosi fantasmi, l’individuo sarà inesorabilmente perduto.
Bisogna che la rivolta dell’“io” si espanda, si allarghi, si generalizzi!

Noi – i precorritori del tempo – abbiamo già acceso i fari!
Abbiamo acceso le torce del pensiero.
Abbiamo brandito la scure dell’azione.
E abbiamo infranto.
Abbiamo scardinato!
Ma i nostri “delitti” individuali devono essere l’annuncio fatale della grande tempesta sociale.
Quella grande e tremenda tempesta che frantumerà tutti gli edifici delle menzogne convenzionali, che scardinerà i muri di tutte le ipocrisie, che ridurrà il vecchio mondo in un mucchio di macerie e di rovine fumanti!

Perché è da queste macerie di dio, della società, della famiglia e dell’umanità, che potrà nascere rigogliosa e festante la nuova anima umana. Quella nuova anima umana che sulle rovine di tutto un passato canterà la nascita dell’uomo liberato: dell’“io” libero e grande."

(Renzo Novatore - Verso il Nulla creatore)