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Ombra

"Il nulla è l'ombra di Dio", diceva Dàvila.
Si sbagliava.

Per fare ombra, qualcuno o qualcosa deve esistere. Non è il caso di Dio.

Per esserci ombra, qualcosa o qualcuno deve fare luce, dice la vulgata. Ma la luce non è altro che assenza d'ombra. È una imperfezione del Nulla. Può essere piacevole, inebriante, ma anche accecante, menzognera. 

Il Nulla è l'ombra.
Punto.
Basta così.

Dio è morto? Chi se ne frega!

Dio è morto.
L'annuncio risale a oltre un secolo fa. Gli ultimi cento anni sembrano averlo confermato a più riprese. Se c'è stata Auschwitz, non può esserci dio, potremmo dire parafrasando Primo Levi.

Il problema di quest'epoca balorda e sciatta è che non c'è il cadavere. Il cadavere di dio. Nessuno lo ha visto, fotografato, ripreso, postato su Instagram, twittato su Twitter, condiviso su Facebook. La morte di dio può essere dichiarata anche dalla mente più eccelsa del Ventunesimo secolo, nessuno ci crederebbe senza che non ci sia un gruppo whatsapp che ne possa condividere il cadavere.

Dio è morto, o no? La domanda è tornata prepotente, di pari passo col ritorno dell'integralismo, del bigottismo, del sessismo, del razzismo. Forse perché dio non può che esistere per queste persone, per queste anime schiave amanti delle catene, per queste menti indurite, per queste bocche vomitanti odio.

Io so per certo che dio non esista, ma non perdo un minuto a tentar di convincere chi si è barricato dietro il muro della sua folle fede, che utilizza per discriminare chi crede in altri dei o chi, come il sottoscritto, non crede in alcun dio.
Preferisco dedicare il tempo ad abbattere quel muro, a scardinarlo senza pietà alcuna. E alla domanda se dio è morto, io rispondo scrollando le spalle: chi se ne frega.

"Che cosa è dio per la mente che crede, se non il padrone dei padroni, il re dei re di tutto l'universo? È il prepotente massimo."
(Luigi Fabbri)

Creazione

Sono secoli, sono millenni che ci riempiono la testa con la Creazione. 
Il momento in cui una divinità, forse annoiata dal nulla cosmico in cui viveva, ha deciso di creare ogni cosa, tra cui anche l'Uomo. Col passaggio dal politeismo al monoteismo, la Creazione ha assunto sempre maggiore importanza per le società e gli individui che soggiacevano a un determinato culto monoteista: Yahweh, Dio, Allah, hanno tutti caratteristiche comuni, le loro "creazioni" si assomigliano in maniera incredibile, sono ovviamente onnipotenti e onniscienti, ognuno di loro viene considerato l'Unico Dio dai suoi adepti.
Se la Creazione è opera di un dio, vuol dire che questo dio non è creato. E' un problema che già i filosofi presocratici provarono ad indagare, ricercando il famoso arché, primo motore immobile del divenire. Come può una cosa non creata, un "non-essere", creare ogni cosa, creare "l'essere"? Semplicemente non può, a meno che non si ammetta che il non-essere è, ossia che il Nulla è, il che significa giungere al supremo nichilismo, che è la negazione di ogni possibile culto religioso.

Non potendo dimostrare l'esistenza di dio senza sfociare nel nichilismo, allora il problema della Creazione va ribaltato: dio non è creatore, ma creato. Da chi? Dall'Uomo, anzi da gruppi di uomini che, avendo creato dio, hanno posto limiti a se stessi e imposto limiti e divieti agli altri uomini.
L'Onniscienza e l'Onnipotenza, pertanto, sono falsi miti: nulla si può conoscere completamente o si può governare completamente perché "tutto diviene, nulla è". 
Il problema non è nell'Essere, ma nel Divenire. Non c'è un Essere che crea, ma un Divenire che trasforma, perché

"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"

Nella fisica come nello spirito.