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Padrone di nulla, servo di nessuno

Una frusta ha bisogno di due cose: una mano che la brandisca e una schiena da colpire.
La catena ha bisogno di due cose: della mano che la impone e della mano che ne è stretta.
Ogni gerarchia è fondata sulla servitù. Ogni servitù è fondata su un padrone e su un servo. Il padrone comanda, il servo obbedisce. Il rapporto tra padrone e servo è fondamentale per l'esistenza di ogni forma di dominio. L'uno legittima l'altro, l'esistenza dell'uno è garanzia dell'esistenza dell'altro.

Chi romperà questo circolo vizioso? Non certo il padrone, che ha tutto da perdere. Allora toccherà solo al servo, che non ha nulla da perdere, se non le sue catene. 
Quando ogni servo disobbedirà e si ribellerà al suo padrone. 
Quando tutti i servi, uniti in un sol pugno, sconfiggeranno i padroni.
Allora vi sarà l'avvento della Libertà.

“Chi, per rimanere padrone di ciò che possiede, deve contare sulla mancanza di volontà di altri, è una cosa fatta da questi altri, così come il padrone è una cosa fatta dal servo. Se venisse meno la sottomissione, il padrone cesserebbe di essere tale.”

(Max Stirner)

Essere punto di partenza

Essere significa agire. L'assenza di movimento - fisico o mentale che sia - è assenza di vita. Noi siamo perché agiamo, noi agiamo perché siamo.
Ma la nostra azione è causa o conseguenza? Noi stessi siamo causa o conseguenza della nostra vita?
Siamo noi a deciderlo. Possiamo decidere di seguire il flusso, essere flessibili come canna di bambù al vento, piegarci per non spezzarci, essere "il punto d'arrivo" della nostra Vita: essa ci genera, ci governa, ci domina, infine ci uccide.
Oppure possiamo decidere di fare l'opposto. Essere punto di partenza della nostra Vita. Essere il principio del sentiero, il monte da cui sorge il fiume invece del delta in cui affoga.

"Eh, ma questa è una illusione! La Vita decide per noi!".
Errore. La Vita non decide per noi, ma per se stessa. Se accettiamo il Fato, il Fato deciderà. Se lo combattiamo, se lo neghiamo, il Fato smette di influenzarci. Smette di esistere nella nostra vita, andando ad esistere in quella di un altro.
C'è solo un modo per smascherare questa illusione: non essere creatori, ma distruttori. Se vogliamo essere punto di partenza, dobbiamo distruggere tutti i ponti che ci hanno preceduto e che hanno creato lo status quo.
  
Non c'è creazione che non passi per una distruzione.
Non possiamo creare nulla, se non dalle rovine.

"C'è una bella differenza nel considerarmi il mio punto di partenza o il mio punto di arrivo. Se mi considero in quest'ultimo modo, io non mi possiedo ancora, sono quindi ancora estraneo a me stesso, sono la mia essenza, la mia "vera essenza" e questa "vera essenza" a me estranea è un fantasma dai mille nomi che si prende gioco di me. Siccome io non sono ancora io, il mio io è un altro io (per esempio Dio, l'uomo vero, l'uomo veramente religioso o razionale o libero, ecc.). Ancora lontano da me stesso, io mi divido in due metà, una delle quali, quella non raggiunta e da realizzare, è la vera. L'una, la non vera, deve venir sacrificata: è quella non spirituale; l'altra, la vera, dev'essere l'uomo integrale: è lo spirito. Per questo si afferma: "Lo spirito è la vera essenza dell'uomo" oppure: "L'uomo esiste come uomo solo in spirito". E così ci si butta disperatamente ad acchiappar spiriti, come se in questo modo si potesse prendere se stessi e, andando a caccia di sé, si perde di vista se stessi, quali siamo realmente."
(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)

Rivoluzione e Rivolta

"Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi per sinonimi. La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistente, dello statuto dello Stato o della Società: essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda, pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell'ordine costituito, non ha in questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una levata di scudi, ma un sollevamento di individui, una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio Me dallo stato di cose esistente, il quale, dal momento in cui me ne congedo, viene meno e cade in putrefazione!"

Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà