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Dall'Odio

Rimbaud diceva che l'Amore non esiste. Fromm gli dava parzialmente ragione, dicendo che l'umanità è naturalmente portata a odiare più che ad amare.
Amore e Odio. Quanti versi si sono scritti su questi due sentimenti. Irriducibilmente avversari, ma non nemici. L'Amore e l'Odio si combattono dall'alba dei tempi, ma l'uno ha bisogno dell'altro. L'Amore, ardente come tizzoni di brace, e l'Odio, glaciale come l'inferno vichingo. Il conflitto tra i due è il motore del divenire: se esistesse solo l'Amore, tutto sarebbe fermo perché non vi sarebbe nessuna forza contraria, nessun vento che spiri in direzione opposta. Stesso dicasi se esistesse solo l'Odio.
Sono uguali e opposti, quindi? Potrebbe sembrar così, ma è un inganno. Chi ama sta bene, non vuole cambiamenti, gode del suo stato e si avvicina, così, inesorabilmente alla morte. Chi odia no, non sta bene. Vuole un cambiamento. Vuole godere la vita e combatte ardentemente la morte. Per questo è portato a rincorrere, a desiderare, a cercare in ogni luogo e in ogni tempo l'Amore.

“Soltanto quelli che sanno odiare sanno anche amare.”
                                                                (P. Kropotkin)

Basalto

Intorno al fuoco si misero a fatica. La fame e il freddo furono più forti dell'orgoglio e li costrinsero a placarsi. Bruciava lo spiedo, l'odore di carne invadeva la foresta conficcandosi come lama nel gelo della notte. Le rovine di Wewelsburg si stagliavano sulle cime dei faggi, illuminate da una luna tossica incarcerata tra nuvole di cenere e basalto.

Quando l'ultimo pezzo di carne fu staccato dall'osso a morsi e trangugiato con del vino di basso livello, il silenzio fu rotto.
"Voglio essere come te", disse Empath.
"Voglio essere diverso da te", rispose Agon.
"Vi odio entrambi", sentenziò Antago.

Poi una folata spense il fuoco.
E la notte, sulfurea e placida, ebbe la meglio sul mondo.

Prospettive

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!"

Nulla rimane uguale nel tempo, nello spazio e nell'azione. L'emozione che può darci la visione di un abisso dall'alto di una vetta è centuplicata rispetto a quella che proveremmo stando ai piedi della montagna. 
E' tutta una questione di prospettive. Punti di vista e punti di fuga. Tutto cambia in base a noi e noi cambiamo in base al tutto. Inconsapevolmente e inevitabilmente. E' il divenire, la dialettica, il conflitto. Ciò che dall'alto ci appare splendido diventa lugubre quando scendiamo al livello della polvere. Quel che da lontano sembrava perfetto mostra difetti e crepe se visto da vicino. E anche la vecchia Berlino un giorno è stata la grande Berlino.

Non v'è certezza, finitudine, zona di comfort. Nulla è. Tutto diviene, tutto confligge.
O muore.


Ogni giorno di più

 "Solo come fenomeno estetico l’esistenza e il mondo appaiono giustificati"

Perché vivo? Perché il mondo vive? Per un solo motivo: produrre e godere della Bellezza. Non c'è altro scopo, signori, mi spiace rovinarvi la festa. Non siete venuti al mondo per fare la Storia, per cambiare la Società, per entrare nella Leggenda. Siete un agglomerato di atomi con una data di scadenza variabile, ma inevitabile. L'unica cosa che giustifica la vostra, la nostra esistenza è la realizzazione e la contemplazione della Bellezza, anzi delle bellezze. Naturali, artistiche, musicali, letterarie, sentimentali, spirituali, persino sportive. 
Non vi è Bellezza negli spread, nei conti correnti, nelle buste paga, nei mutui a tasso variabile, nelle tasse, nelle mode, nelle leggi imposte dall'alto, nei saluti ossequiosi e servili nei confronti del Potere, nell'omologazione. Se pensiamo che la nostra esistenza sia giustificata da queste cose, siamo fuori strada.

Stiamo buttando via la nostra vita.
Ogni giorno di più.

Conflitto vitale

La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta:
  • di classe, secondo i marxisti;
  • di elites, secondo gli elitisti;
  • di potere, secondo i liberali e i conservatori.


Da ciò si evince una certezza: il divenire è figlio della lotta, del conflitto. Ragion per cui, chiunque si schieri contro il conflitto è nemico del divenire ed è strumento, consapevole o meno, della conservazione del vomitevole status quo.
Senza conflitto non viene sprigionata alcuna forza vitale, alcuna volontà e alcuna potenza. L'assenza di conflitto conduce alla morte, individuale e sociale. Morte ideale, morte spirituale, morte intellettiva, morte fisica.
Ogni forza spesa per sanare i conflitti, per disinnescare le lotte, per moderare i confronti al fine di raggiungere un maleodorante punto di incontro piuttosto che un rigoglioso punto di scontro, è una forza di morte.
Essa va combattuta. Essa va abolita. Essa va distrutta. 
Essa va negata.


Rivoluzione e Rivolta

"Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi per sinonimi. La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistente, dello statuto dello Stato o della Società: essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda, pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell'ordine costituito, non ha in questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una levata di scudi, ma un sollevamento di individui, una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio Me dallo stato di cose esistente, il quale, dal momento in cui me ne congedo, viene meno e cade in putrefazione!"

Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà

La ricerca di un'errata originalità

La Massa si affanna alla ricerca del nuovo, del mai visto, del mai detto. E per questo è pronta a mettere sotto i piedi qualsiasi buongusto, qualsivoglia decenza, ogni briciolo di dignità, ogni sputo di stile. Per poi ritrovarsi con milioni di "originali" tutti uguali tra loro, creati con lo stampino dai padroni del vapore.

L'Originalità non è novità. Non solo, non tanto, non più.
E' diversità. E' alterità: essere, pensare, agire in maniera altra.
Può persino essere rinverdire antichi usi e costumi, magari considerati démodé dalla Massa di "originali" di cui sopra.

La ricerca di una vera originalità, quando si trova di fronte al bivio tra Nuovo e Altro, prende il sentiero dell'Altro.
Sempre.


Le tre identità

Ogni Vir* diventa tale quando prende coscienza della propria identità, quando si afferma come individuo e non più come genere, quando comincia a vivere e a comprendere la socialità e l'asocialità, la comunità e l'individualismo.
Non tutti i Vir prendono coscienza della propria identità alla medesima maniera. C'è chi lo fa per empatia, chi per agonismo, chi per antagonismo.
Vediamo:

Identità empatica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità cercando di assomigliare ad un modello precostituito, indipendentemente dal fatto che tale modello sia reale o immaginario; il modello cui si ispirano è certamente mitizzato; in genere, gli uomini che scoprono la propria identità per via empatica preferiscono modelli positivi e molto amati dalla maggioranza delle persone; per questo motivo, l'identità empatica ha bisogno di piacere agli altri per piacere a se stessa.

Identità agonistica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità cercando di non assomigliare per nulla o quasi a un modello precostituito, ma sviluppandone uno originale o comunque minoritario; di fronte ai modelli che vanno per la maggiore, l'Agonista entra in competizione al fine di superarlo, smascherandone i vizi che vengono spacciati per virtù, le debolezze che vengono decantate come punti di forza; l'Agonista, quindi, necessita di un avversario contro cui scagliarsi per definire la propria identità; se l'Empatico "riconosce il simile per il simile", l'Agonista riconosce "il simile per il dissimile"; per questo motivo, tende a disprezzare la maggioranza e ad amare i piccoli gruppi, le nicchie, le tribù.

Identità antagonistica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità odiando tutti i modelli precostituiti, siano essi maggioritari o minoritari; l'Antagonista non vuole compiacere nessuno né vede avversari con cui competere, ma solo nemici da combattere e da sconfiggere; disprezza la maggioranza, anche se finge di appartenervi; non crede nelle minoranze, nelle avanguardie, nelle tribù; vede nemici ovunque e crede che tutto il mondo viva contro di lui; tende, per questo motivo, alla solitudine (che vive in maniera talvolta aristocratica e/o ironica, similmente a quanto faccia l'Agonista) e all'egoismo (a differenza dell'Agonista), al dispotismo e all'anarchismo asociale.

Ogni essere umano, durante la propria esistenza, percorre almeno uno dei tre sentieri sopra descritti. Alcuni riescono persino a camminare su tutti e tre, in fasi diverse della loro vita. Vi sarà comunque sempre una parte predominante, che delineerà l'identità del Vir e la memoria che di lui si avrà negli anni e nei secoli a venire.


*Vir, termine latino che significa Uomo; da non confondersi con Homo, termine tradotto alla stessa maniera nonostante abbia un significato profondamente diverso (cfr. QUI)