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Vivere l'Insorgenza

"Il principio della rivoluzione sociale è nella rivoluzione individuale". Quante volte ho sentito questa frase. Quante volte me l'hanno detta. Quante volte l'ho detta ad altri.
Puttanate. Rivoluzione sociale e rivoluzione individuale sono due cose completamente diverse, molto distanti, spesso persino opposte. La presenza della prima impedisce o mortifica la seconda, così come l'attuazione di una rivoluzione individuale non modifica minimamente lo scenario collettivo e quindi la possibilità di una rivoluzione sociale.

Cominciamo ad usare bene le parole. "Rivoluzione" deriva dal termine latino "revolutio", che significa rovesciamento... ma anche ritorno.  Questo dovrebbe già farci comprendere una prima, fondamentale verità: ogni rivoluzione ha dentro di sé un forte tasso di conservatorismo, di volontà di ritorno ad un passato mitizzato. Da questo punto di vista, possiamo affermare che Rivoluzione e Restaurazione siano molto più simili di quanto si immagini. Sono due facce della stessa medaglia.

Per questo motivo, non ha senso definirsi rivoluzionari, né in senso sociale, né in senso individuale. Se il nostro fine è la negazione del mondo moderno e la distruzione delle catene che lo status quo ci impone, non dobbiamo essere rivoluzionari, ma Ribelli. Non è nella rivoluzione, ma nella Rivolta che la nostra essenza deve incarnarsi, che la nostra vita deve dispiegarsi. 

I rivoluzionari vivono in attesa della rivoluzione, spesso ne parlano e quasi mai la fanno. 
I Ribelli invece esistono solo nell'Insorgenza. Non attendono uomini della provvidenza o ore del destino: negano l'esistente e lo combattono, talvolta con violenza, talaltra autoescludendosi dalla "società civile" e ritirandosi nel Bosco.
Ciò ci conduce all'ultima, definitiva verità: un rivoluzionario ha necessità di dichiararsi tale, pur senza vivere una rivoluzione; un ribelle ha necessità di vivere la propria rivolta, la propria insorgenza, la propria negazione, e non ha bisogno di dichiararlo a nessuno.


Involuzione

Le donne non devono parlare di questo. O di quello. O di quest'altro.
Se lo fanno, mi viene il voltastomaco. Se lo fanno, sono meno affascinanti. Meno femmine. Cominciano ad assomigliare ai maschi, tutto rutti e fuorigioco. Meglio che stiano a fare il sugo o a parlare di cosmetica, di moda, di borse e scarpe.

Il bambino negro viene messo nell'angolo. Guardate, bambini bianchi, guardate quanto è brutto. No, non è razzismo. E' un esperimento sociale. Oggi si dice così. E' la dimostrazione di quanto l'odio impuro, derivato dell'ignoranza più becera e infame, abbia permeato le nostre vite. Le nostre relazioni interpersonali. Le nostre concezioni. 

L'involuzione. Kali yuga. Decadenza.
Come è possibile che ancora oggi ci siano persone, migliaia di persone, che ragionino in questo modo? E' possibile. Perché la nostra civiltà non sta avanzando, ma arretrando.

All'odio impuro si risponde con l'odio puro. 
I misogini e i razzisti non meritano altro. Anzi, dovrebbero ringraziarci: il nostro odio li nobilita, perché meriterebbero il più basso dei disprezzi.
Perché essi, nella loro infinita ignoranza, non hanno ancora compreso questa fondamentale verità: non c'è gerarchia, se non nello spirito.

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Women do not have to talk about this. Or about that. Or about this other one.
If they do, I get a stomachache. If they do, they are less fascinating. Less females. They begin to resemble males, all burps and offside. Better that they are doing the sauce or talking about cosmetics, fashion, bags and shoes.

The black child is put in the corner. Look, white children, look how he is ugly. No, it's not racism. It is a social experiment. Today we say that. It is the demonstration of how the impure hatred, derived from the most boorish and infamous ignorance, has permeated our lives. Our interpersonal relationships. Our conceptions.

The involution. Kali yuga. Decadence.
How is it possible that even today there are people, thousands of people, that reason in this way? It's possible. Because our civilization is not advancing, but regressing.

To impure hate is answered with pure hatred.
Misogynists and racists deserve nothing else. On the contrary, they should thank us: our hatred ennobles them, because they deserve the lowest of contempts.
Because they, in their infinite ignorance, have not yet understood this fundamental truth: there is no hierarchy, if not in the spirit.