Visualizzazione post con etichetta #Popolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Popolo. Mostra tutti i post

Sul Vuoto

Il Vuoto. 

L'errore più comune è pensare solo a come riempirlo, invece di accettarlo per quello che è: Negazione. L'Essere umano è spaventato dai NO, vuole comode certezze, affermazioni sicure, cose tangibili. 

Il Vuoto non è tangibile, per le masse beote e pecorili. Esse non riescono a toccarlo, ad assaporarlo, a sentirlo. Per questo ne sono spaventate, anzi terrorizzate. Vivono con lo scopo primario di riempire il vuoto delle loro esistenze perché non sono in grado di gestirlo. 

E come lo riempiono? Come colma il proprio vuoto il popolo bue? Incapace di creare una esistenza da una Negazione, si limita a negare una esistenza in nome di una presunta morale o, peggio ancora, fa appello a fantomatiche tradizioni. Non avendo idee e valori nuovi, una umanità nova per cui combattere, riesce soltanto ad avere qualcosa contro cui imbracciare le sue spuntate, vetuste e anacronistiche armi. 

Tutto questo ha un solo risvolto positivo: la lotta, il Conflitto. In assenza di ciò, non esisterebbe Vita. 

"Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare." 
(Chuck Palahniuk, Soffocare)

Indignados

 E' bella questa indignazione per quei farabutti che si sono magnati altri 600 euro alla faccia vostra e, in parte, mia. 

In parte perché io, pur pagando le tasse in questa sottospecie di Paese, ho poca dimestichezza con le "istituzioni della democrazia liberale", essendo io un antiliberale e, quindi, data la narrazione contemporanea, un antidemocratico.

E' bella questa indignazione perché sono convinto che sparirebbe in otto nanosecondi, appena qualcuno mollasse un ceffone a uno di quei farabutti. "No alla violenza!", direbbero gli indignados in servizio permanente. Quante volte l'ho sentita questa frase: durante i cortei, gli scioperi, le manifestazioni che finivano puntualmente in pestaggi, il global forum di Napoli, i giorni di Genova, ecc... ecc... ecc...

La cosa bella è che per gli indignados di cui sopra aggiungere 600 euro alle migliaia che già si intascano i nostri "rappresentanti nelle istituzioni democratiche del Paese" non è una violenza. D'altra parte c'è una legge che glielo consente, quindi...

Quindi bisogna decidere. O si sta dalla parte della Legge, e allora fanculo l'indignazione, perché hanno diritto a prendersi quei 600 euro e non rompete il cazzo.
O si sta dalla parte della Giustizia, e allora quei 600 euro sono peggio di una violenza: sono una dichiarazione di guerra al popolo.
Anzi, alla Plebe: perché questo ormai siamo.

Tertium non datur.

Massa, Popolo, Avanguardia

La Massa è informe, beota, facilmente influenzabile.
Dalla Massa, però, sorgerà una corposa minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente, dalla massa e da cui la Massa si farà guidare.
Chiameremo questa corposa minoranza col nome di Popolo.
Non è la Massa che elegge il Popolo, ma è il Popolo che si fa scegliere dalla Massa.

All'interno del Popolo sorgerà una esigua minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente dal Popolo e da cui il Popolo si farà guidare.
Chiameremo questa esigua minoranza col nome di Avanguardia, Elite, Consiglio, Soviet.
Non è il Popolo che elegge un'Avanguardia, ma è l'Avanguardia che si fa scegliere dal Popolo.

Il processo, ora, deve interrompersi. L'Avanguardia deve impedire che si erga "un uomo solo al comando". Altrimenti il Governo diventerebbe autocrazia. Diventerebbe dittatura.
Se l'Avanguardia deciderà di darsi un leader, con compiti organizzativi e di rappresentanza, lo eleggerà tra i suoi membri, ma l'incarico sarà a tempo e il potere non potrà mai essere assoluto, bensì sempre sottoposto al vaglio dell'Avanguardia.

Duplice fallimento

Poteva essere la prova d'appello per l'Umanità. Finalmente si poteva affrontare un problema globale ragionando come specie e non come semplice somma di stati nazionali. Purtroppo bisogna constatare che anche questa prova è stata miseramente fallita.
La pandemia che ha sconvolto il pianeta negli ultimi mesi aveva fatto sperare che, finalmente, gli esseri umani cominciassero a pensare e a pensarsi come comunità, come "terrestri". Invece no: dopo i primi tempi di vuota e menzognera solidarietà umana, si è passati subito allo scontro, alla ripicca, alla polemica di piccolo cabotaggio. L'umanità ha ripreso a ragionare secondo bandiere, steccati, confini: secondo le logiche giacobine degli stati nazionali. Statunitensi contro cinesi, ma anche italiani del nord contro quelli del sud e viceversa. Ognuno ha pensato ai fatti suoi: la Germania, la Svezia, l'Inghilterra.

Il nazionalismo, che è l'ennesimo prodotto dello stato nazionale, nonostante da decenni filosofi e storici vogliano far credere che il nazionalismo preceda la nascita degli stati, ha mostrato la propria totale incapacità di affrontare l'esistente. Trincerati dietro tricolori massonici e bandiere più o meno trendy, gli esseri umani si sono divisi su tutto e non sono stati capaci di affrontare questo maledetto virus contrapponendogli una risposta globale, transnazionale, planetaria.

Cosa rimane, quindi? Rovine, nient'altro che rovine. L'universalismo giacobino e il nazionalismo vecchio e nuovo - che alcuni chiamano "sovranismo", come se cambiare un nome fosse sufficiente a modificare un'essenza - hanno dimostrato di essere due facce della stessa medaglia, entrambi incapaci di fronte alla pandemia. Il loro duplice fallimento è sotto gli occhi di tutti, vedenti o meno.
Tra le rovine, forse, l'unica fiaccola ancora accesa è rappresentata dall'idea che piccole comunità tra loro omogenee innanzi tutto per motivi ideali ("Nell'idea va riconosciuta la nostra vera patria. Non l'essere di una stessa terra o di una stessa lingua, ma l'essere della stessa idea è quel che oggi conta", J. Evola) possano sottrarsi al giogo universalismo/nazionalismo e reagire alla decadenza moderna. Una volta le chiamavamo tribù, clan, persino popoli, prima che questa parola assumesse, col secolo dei Lumi, un significato del tutto opposto a quello reale.
In che modo questi piccoli gruppi coesi di uomini possono farcela? Ritirandosi jungerianamente nel bosco, oppure combattendo l'esistente negandogli ogni vacua possibilità di riforma.

La Paranza

La solita, sterile, scontata guerra dei numeri. 
Erano centomila, anzi cinquantamila, per la questura trentamila. Come se il numero indicasse qualcosa, se non la mera quantità scevra dalla qualità. 
Trentamila sardine, trentamila operai, trentamila tifosi di calcio, trentamila poliziotti: il numero è uguale. Indica qualcosa? No, nient'affatto. 
Nessuna valutazione sulla qualità delle idee proposte e delle azioni messe in campo viene fatta dai media e offerta all'informazione e alla riflessione del Popolo. 
Sarà ché il Popolo non interessa. Interessa soltanto la Massa. E quando si parla di Massa contano solo i numeri.
Centomila, cinquantamila, trentamila.

Forse solo al mercato del pesce, tra il baccagliar dei pescivendoli e la deliziosa puzza del mare, cinquantamila sardine valgono più di trentamila. E dico forse, perché anche al mercato ittico la qualità del pescato genera prezzi diversi, talvolta raddoppiati, della medesima tipologia di pesce.
Persino i pescivendoli danno più importanza alla qualità di quanto ne diano i giornalisti. Pennivendoli o meno, ragionano tutti per paranze. E il naufragar non è dolce in questo mar.