Antirazzismo trendy

No, non sono razzisti.
Non sono iscritti a movimenti politici di estrema destra.
Non risultano avere simpatie per svastiche, croci celtiche, fasci littori e Ku Klux Klan.
Hanno semplicemente deciso di tirarsi fuori dal gregge di privilegiati che, da un mesetto a questa parte, si inginocchia a destra e a manca per manifestare antirazzismo un tanto al chilo.
Pare che oggi l'unico antirazzismo degno di essere visto e promosso sia quello trendy, quello alla moda, quello di chi si inginocchia o indossa la magliettina BLACK LIVES MATTER.

“Contano i gesti quotidiani, più che i gesti formali”.

Onore a Leclerc e Verstappen.

Scala spirituale ascendente

Quando il colombiano Nicolás Gómez Dávila, il cosiddetto "Nietzsche di Bogotà", pubblicò gli Escolios a un texto implícito, correva l'anno 1977. Una trentina d'anni dopo, da quel testo furono estrapolati, tradotti in italiano e pubblicati i Pensieri Antimoderni.
All'interno di quel libro è possibile ritrovare, tra le centinaia di aforismi e spunti, quella che Dávila chiamò Scala spirituale ascendente.
L'autore colombiano declinava la propria gerarchia dello spirito in quattro gradi

  • Avere idee senza essere intelligente.
  • Non avere idee né essere intelligente.
  • Non avere idee ma essere intelligente.
  • Avere idee ed essere intelligente.

Avere idee senza essere intelligente è una condizione che accomuna gli spiriti pecorili fin dalla notte dei tempi. Oggi, con lo sviluppo tecnologico e l'avvento dei social network, questa condizione è assurta a una sorta di legittimazione sociale ed è molto ambita dai politicanti liberaldemocratici e sovranisti, perché uno stolto megafono di idee può portare tanti voti e favorire l'ingresso nelle stanze del Potere. In parole povere, questa è la condizione di chi, non consapevole della propria stupidità, continua a produrre peti mentali a cui dà il nome di idee.

Non avere idee né essere intelligente è una condizione preferibile alla precedente, in quanto la stoltezza almeno non produce idee né le ripete ad libitum. Questa è la condizione di chi, conscio della propria stupidità, si astiene - per volontà o incapacità - dal produrre peti mentali a cui dà il nome di idee.

Non avere idee ma essere intelligente è una condizione particolare, rara, decisamente interessante. Più che una condizione, è una fase dello sviluppo intellettuale e spirituale di un Uomo: quel momento, più o meno lungo, in cui l'intelligenza ha raggiunto uno sviluppo sufficiente allo sviluppo di idee, ma l'esperienza è ancora relativamente scarsa e la creazione viene necessariamente rimandata ad un secondo tempo. Questi uomini sono Potenza allo stato puro, pronti all'Azione e spinti dalla Volontà.

Avere idee ed essere intelligente è la condizione finale dello sviluppo spirituale di un Uomo. In genere, ma non sempre, si raggiunge in un'età sufficientemente avanzata, quando spruzzi d'argento cominciano a comparire sui capelli e sulla barba. Questa è la condizione dell'Uomo compiuto, che da adesso in poi dovrà continuare a innaffiarsi come un fiore per non lasciarsi appassire. Un Uomo che riuscirà ad affrontare la contemporaneità con aristocratico distacco e con consapevole passione.

Tifosi virtuali, tifosi reali

Applausi scroscianti dopo il triplice fischio, “buuuu” ed ululati all’arbitro che sventola un cartellino giallo sulla testa di un giocatore, infine tremendi boati ai gol, come se ci fossero 100mila sostenitori sugli spalti.

Ho trovato l'esperimento del Virtual Audio disgustoso e pericoloso. 
Disgustoso, perché peggiora decisamente la fruizione televisiva di un evento sportivo che assume i connotati di una partita alla playstation, con tutto quel sapore finto, artefatto, virtuale - appunto - proprio di un videogioco. 
Pericoloso, perché l'idea che si possa sostituire la passione dei tifosi, il trascinante coro delle curve, il trasporto emotivo degli spettatori senza far decadere lo spettacolo dell'evento sportivo, va ostacolata sul nascere, prima che si pensi seriamente che si possa fare a meno delle persone sugli spalti, tanto sono ampiamente sufficienti quelle sedute comodamente sui divani, davanti alla pay-tv.

Il disegno è chiaro: il calcio, da sport popolare, deve diventare sport di massa. Deve, cioè, interessare un numero sempre maggiore di persone, ma senza che queste persone creino problemi. Miglior modo non c'è, quindi, che confinarle dentro le quattro mura domestiche, affossate in poltrone Ikea dalle quali assistere all'evento sportivo tramite la televisione. Allo stadio, se proprio sarà necessario, meglio portare le elites del danaro, ossia coloro che possono spendere ingenti somme per assistere dal vivo a una partita. Da decenni, infatti, si costruiscono stadi a capienza ridotta e i costi dei biglietti continuano a lievitare: lo scopo è manifesto, stadi per le classi sociali alte e televisione per tutti gli altri.
Il Virtual Audio rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. Un esperimento che, qualora dia i frutti sperati, verrà riproposto anche quando gli stadi saranno riaperti. Così tutti coloro che non potranno spendere centinaia di euro a partita per portare i loro figli sugli spalti, potranno spendere centinaia di euro l'anno per le pay-tv e "godere" dei cori computerizzati durante la visione dell'evento.
Le elites economiche sugli spalti di stadi-teatro, le masse nei soggiorni con angolo cottura.

La sacra lussuria per la vita

Cosa può rimanere di un mondo dove la società deride o demonizza l'onore e la prodezza, cercando di piegare tutto ad una visione politica e priva di spirito, per poi stupirsi di incontrare persone prive di coraggio, onestà e spina dorsale?

C'è un modo soltanto di vivere questa veloce e crudele esistenza: celebrare la sacra lussuria per questa vita, per ciò che ti brucia l'anima e ti forgia lo spirito.

Massa, Popolo, Avanguardia

La Massa è informe, beota, facilmente influenzabile.
Dalla Massa, però, sorgerà una corposa minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente, dalla massa e da cui la Massa si farà guidare.
Chiameremo questa corposa minoranza col nome di Popolo.
Non è la Massa che elegge il Popolo, ma è il Popolo che si fa scegliere dalla Massa.

All'interno del Popolo sorgerà una esigua minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente dal Popolo e da cui il Popolo si farà guidare.
Chiameremo questa esigua minoranza col nome di Avanguardia, Elite, Consiglio, Soviet.
Non è il Popolo che elegge un'Avanguardia, ma è l'Avanguardia che si fa scegliere dal Popolo.

Il processo, ora, deve interrompersi. L'Avanguardia deve impedire che si erga "un uomo solo al comando". Altrimenti il Governo diventerebbe autocrazia. Diventerebbe dittatura.
Se l'Avanguardia deciderà di darsi un leader, con compiti organizzativi e di rappresentanza, lo eleggerà tra i suoi membri, ma l'incarico sarà a tempo e il potere non potrà mai essere assoluto, bensì sempre sottoposto al vaglio dell'Avanguardia.

Onnivoro

Cani, gatti, maiali, vacche, capre, topi, scimmie. Uomini.
Siamo tutti "Figli di madre Natura". Tutti abitanti di questo pianeta.
I cinesi mangiano i cani, gli europei no.
Gli europei mangiano i maiali, i musulmani no.
Chi ha ragione? Chi sta nel giusto?
Nessuno. E tutti.

Non è relativismo, sia chiaro. E' oggettività. Non ci può essere gerarchia tra un cane e una mucca, tra un maiale e un gatto. Se pensiamo che sia sbagliato mangiare i gatti e condanniamo chi lo fa, dobbiamo aspettarci che altri popoli, altre culture, altre comunità possano fare lo stesso nei nostri confronti, visto che adoriamo rimpinzarci di salsicce e bistecche.

Se ci si vuole tirar fuori da questa disputa, bisogna diventare vegani, così il problema si risolve alla radice.
Altrimenti troveremo sempre qualcuno che si indignerà perché Tizio mangia il maiale, Caio divora un hamburger di bovino, Sempronio abbrustolisce un gatto.
E chi avrà ragione tra Tizio, Caio e Sempronio? Chi starà nel giusto?
Nessuno. E tutti.

Gerarchia dello Spirito

Quando nasciamo, siamo tabula rasa. Tutti uguali, tutti con zero esperienze e zero conoscenze. Questo sosteneva Aristotele, poi ripreso da Rousseau e da altri filosofi e scienziati progressisti. 
No, non è vero. La psicologia e l'innatismo dimostrano che abbiamo già un patrimonio di conoscenze diverso gli uni dagli altri, al momento della nascita. Conoscenze pre-esperenziali, con buona pace dei materialisti talebani.
Purtroppo c'è gente, anzi gentaglia, che partendo da questo assunto determina differenze biologiche, psicologiche, etniche tra le persone. Nulla di più sbagliato, di più folle. Se differenze ci sono, esse sono talmente minime che è impossibile determinare una scala di valore. Nasciamo leggermente diversi gli uni dagli altri, ma tutti sul gradino più basso della scala.

Col passare degli anni, però, le cose cambieranno. Qualcuno farà balzi in avanti mentre altri faranno piccoli passi, qualcuno raggiungerà vette mentre altri arriveranno al massimo in collina. 
Da cosa dipende? Dal caso, dalla fortuna? 
Dall'appartenere ad una famiglia ricca o a una povera? 
Dall'avere la pelle bianca o nera? 
O dal prodigo intervento di Madre Natura oppure di qualche divinità benevola?

Niente di tutto ciò. La fortuna non esiste. 
Il mondo è pieno di figli di papà pieni di soldi e poveri di tutto il resto. 
Tra bianchi e neri c'è la stessa differenza che intercorre tra biondi e bruni. 
Madre Natura ha talmente tanti figli che non può preoccuparsi della riuscita di uno solo. 
Sulle divinità... beh, quando qualcuno ci dimostrerà l'esistenza di un dio qualunque, lo prenderemo in considerazione.

Ciò che determina la differenza, quindi, è la Fame: di sapere, di conoscere, di provare, di vivere. Ci saranno sempre persone che divoreranno libri, visiteranno luoghi, metteranno a dura prova il loro corpo e la loro mente, metteranno in discussione loro stessi e le loro idee nel confronto e nello scontro con gli altri. In poche parole, arricchiranno e potenzieranno il loro spirito. 
Di converso, ci saranno sempre persone ignoranti, che ragioneranno con la pancia invece che col cervello, che avranno risposte certe su ogni argomento, che nei confronti dell'altro sapranno prevaricare o leccare il culo. In poche parole, depaupereranno il loro spirito.
"Non c'è gerarchia, se non nello spirito"

Metastasi

Siate disposti a perdere la faccia di fronte alla società, ad essere messi nel mirino come lupi tra le pecore, ad essere demonizzati da deliranti sinistre o da ottuse destre: più necessitano di inquadrarti più ti temono.

Dopo centinaia di rituali, denti rotti, notti selvagge nella cenere e nel sangue, occhi neri, cicatrici, dopo infinite avventure affrontate nel giro di pochi anni in capo al mondo, dopo sfide, situazioni impervie e al limite, solo una cosa mi è chiara: siate pronti a tutto pur di non perdere la faccia, la libertà e l'onore di fronte ai vostri fratelli.

L'essere umano porta con sé la metastasi della politica.

Lo rende debole, rende la sua vita inutile e sprecata.

Mirate oltre il Sole che cala, perché sul cammino del Lupo solo le azioni parlano per voi, i vostri corpi parlano per la vostra anima pregna di violenta libertà.
Fate silenzio.

Dilemma tragicomico

Se non fosse tragica, la situazione sarebbe comica e farebbe ridere a crepapelle. 
Mi riferisco ai tanti filosofi, saggisti, storici e studiosi della Conflittualità contemporanea, in particolare a quelli che si pongono su posizioni antimoderne. Fanno ridere perché riempiono pagine e pagine di libri, di blog, di siti d'informazione, di riviste spiegandoci che il loro è un discorso "meta-politico" o, addirittura, "pre-politico", salvo poi ritrovarli a partecipare alle iniziative di questo o quel partito di estrema destra. 
Parlano dell'Anarca di Junger e poi appoggiano la Lega di Salvini. Citano Evola e scrivono sul Primato Nazionale, organo di Casapound. Si dichiarano pagani e sono iscritti a Fratelli d'Italia. Si decidano, una buona volta: o si schierano fieramente su posizioni antimoderne e quindi rifiutano in toto la società moderna, il suo sistema economico capitalista, il suo mercantilismo, il suo ateismo devoto a questa o quella religione, oppure appoggiano i partiti politici che di questa modernità sono esempio e scempio.
Tertium non datur.

Duplice fallimento

Poteva essere la prova d'appello per l'Umanità. Finalmente si poteva affrontare un problema globale ragionando come specie e non come semplice somma di stati nazionali. Purtroppo bisogna constatare che anche questa prova è stata miseramente fallita.
La pandemia che ha sconvolto il pianeta negli ultimi mesi aveva fatto sperare che, finalmente, gli esseri umani cominciassero a pensare e a pensarsi come comunità, come "terrestri". Invece no: dopo i primi tempi di vuota e menzognera solidarietà umana, si è passati subito allo scontro, alla ripicca, alla polemica di piccolo cabotaggio. L'umanità ha ripreso a ragionare secondo bandiere, steccati, confini: secondo le logiche giacobine degli stati nazionali. Statunitensi contro cinesi, ma anche italiani del nord contro quelli del sud e viceversa. Ognuno ha pensato ai fatti suoi: la Germania, la Svezia, l'Inghilterra.

Il nazionalismo, che è l'ennesimo prodotto dello stato nazionale, nonostante da decenni filosofi e storici vogliano far credere che il nazionalismo preceda la nascita degli stati, ha mostrato la propria totale incapacità di affrontare l'esistente. Trincerati dietro tricolori massonici e bandiere più o meno trendy, gli esseri umani si sono divisi su tutto e non sono stati capaci di affrontare questo maledetto virus contrapponendogli una risposta globale, transnazionale, planetaria.

Cosa rimane, quindi? Rovine, nient'altro che rovine. L'universalismo giacobino e il nazionalismo vecchio e nuovo - che alcuni chiamano "sovranismo", come se cambiare un nome fosse sufficiente a modificare un'essenza - hanno dimostrato di essere due facce della stessa medaglia, entrambi incapaci di fronte alla pandemia. Il loro duplice fallimento è sotto gli occhi di tutti, vedenti o meno.
Tra le rovine, forse, l'unica fiaccola ancora accesa è rappresentata dall'idea che piccole comunità tra loro omogenee innanzi tutto per motivi ideali ("Nell'idea va riconosciuta la nostra vera patria. Non l'essere di una stessa terra o di una stessa lingua, ma l'essere della stessa idea è quel che oggi conta", J. Evola) possano sottrarsi al giogo universalismo/nazionalismo e reagire alla decadenza moderna. Una volta le chiamavamo tribù, clan, persino popoli, prima che questa parola assumesse, col secolo dei Lumi, un significato del tutto opposto a quello reale.
In che modo questi piccoli gruppi coesi di uomini possono farcela? Ritirandosi jungerianamente nel bosco, oppure combattendo l'esistente negandogli ogni vacua possibilità di riforma.

Post Quarantine

La quarantena aveva fiaccato lo spirito. Per questo il corpo si era lasciato andare, cedendo alla monotonia della clausura. 
Poi lo spirito si è ridestato, perché nulla è peggio della routine quotidiana pre-covid. Quel casa-lavoro-casa non era migliore del lock down. Lo spirito allora ha reagito, abbandonando ozio e tedio. Ha ripreso a macinare interessi, idee, passioni, riflessioni, volontà. Il corpo ci ha messo un po' ad andargli dietro e ancora arranca, fa fatica.

Ma la fatica è la dimostrazione che siamo ancora vivi.

Basalto

Intorno al fuoco si misero a fatica. La fame e il freddo furono più forti dell'orgoglio e li costrinsero a placarsi. Bruciava lo spiedo, l'odore di carne invadeva la foresta conficcandosi come lama nel gelo della notte. Le rovine di Wewelsburg si stagliavano sulle cime dei faggi, illuminate da una luna tossica incarcerata tra nuvole di cenere e basalto.

Quando l'ultimo pezzo di carne fu staccato dall'osso a morsi e trangugiato con del vino di basso livello, il silenzio fu rotto.
"Voglio essere come te", disse Empath.
"Voglio essere diverso da te", rispose Agon.
"Vi odio entrambi", sentenziò Antago.

Poi una folata spense il fuoco.
E la notte, sulfurea e placida, ebbe la meglio sul mondo.

Prospettive

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!"

Nulla rimane uguale nel tempo, nello spazio e nell'azione. L'emozione che può darci la visione di un abisso dall'alto di una vetta è centuplicata rispetto a quella che proveremmo stando ai piedi della montagna. 
E' tutta una questione di prospettive. Punti di vista e punti di fuga. Tutto cambia in base a noi e noi cambiamo in base al tutto. Inconsapevolmente e inevitabilmente. E' il divenire, la dialettica, il conflitto. Ciò che dall'alto ci appare splendido diventa lugubre quando scendiamo al livello della polvere. Quel che da lontano sembrava perfetto mostra difetti e crepe se visto da vicino. E anche la vecchia Berlino un giorno è stata la grande Berlino.

Non v'è certezza, finitudine, zona di comfort. Nulla è. Tutto diviene, tutto confligge.
O muore.


Propositi

Si avvicina il nuovo anno.
Di solito, questo è il periodo dei BUONI propositi per il futuro.
Nel mio caso, invece, questa sarà la volta dei NUOVI propositi.
Ci sono nuovi sentieri da battere, i vecchi non hanno dato grandi frutti. Devo alleggerire lo zaino e portare lo stretto indispensabile. È ora di lasciare a casa qualche chilo di ideologia e di cultura scolastica e speculativa.
Basta pippe mentali, basta metodi superati dalla cloaca moderna.

Che l'Onore faccia rime col Timore, oltre che con l'Amore.
Che la Natura mi costringa all'azione.
Non chiedo altro.

Ogni giorno di più

 "Solo come fenomeno estetico l’esistenza e il mondo appaiono giustificati"

Perché vivo? Perché il mondo vive? Per un solo motivo: produrre e godere della Bellezza. Non c'è altro scopo, signori, mi spiace rovinarvi la festa. Non siete venuti al mondo per fare la Storia, per cambiare la Società, per entrare nella Leggenda. Siete un agglomerato di atomi con una data di scadenza variabile, ma inevitabile. L'unica cosa che giustifica la vostra, la nostra esistenza è la realizzazione e la contemplazione della Bellezza, anzi delle bellezze. Naturali, artistiche, musicali, letterarie, sentimentali, spirituali, persino sportive. 
Non vi è Bellezza negli spread, nei conti correnti, nelle buste paga, nei mutui a tasso variabile, nelle tasse, nelle mode, nelle leggi imposte dall'alto, nei saluti ossequiosi e servili nei confronti del Potere, nell'omologazione. Se pensiamo che la nostra esistenza sia giustificata da queste cose, siamo fuori strada.

Stiamo buttando via la nostra vita.
Ogni giorno di più.

Dito medio(cre)

Se l'umanità fosse progredita non darebbe più scandalo. Come ogni atto provocatorio, sarebbe diventato istituzione. Perdendo la carica contestatrice che lo aveva generato.
Il dito medio mostrato per mandare a fanculo qualcosa o qualcuno non dovrebbe scandalizzare nemmeno i bambini. Eppure in questa malata società, in questa cloaca provinciale costretta tra le Alpi e la Sicilia, non si parla d'altro: una diciannovenne si è fatta un selfie di fianco ad un politico dormiente mostrando il dito medio.
Apriti cielo! Vergogna! Maleducazione imperante! Disprezzo!

Il politico di cui sopra, ridestatosi dal sonno e informato dell'infame dileggio, ha pensato bene di gettare benzina sul fuoco. Poche ore dopo, la ragazza aveva già ricevuto centinaia di insulti, minacce e - immancabili, visto che si tratta di una donna - materiale pornografico di vario tipo. Eh si, perché quando bisogna offendere una "femmina", la necessità di consigliare vari atti sessuali e di mostrarne le tecniche con esplicativi video tutorial viene assecondata senza freni. Se fosse stato un uomo a dileggiare il politico di potere mentre si beava nei suoi sogni, gli avrebbero quantomeno evitato questa prassi misogina, ripiegando su un più classico florilegio di insulti.

Quel dito medio ha evidenziato, ancora una volta, la vacua mediocrità della maggior parte delle esistenze di quest'epoca balorda. Perché agli inquisitori del web hanno fatto da stucchevole contraltare - immancabili anche loro, in casi come questo - i benpensanti in servizio effettivo e permanente. Per questi figuri, la diciannovenne è colpevole di aver "dileggiato una persona in un momento di debolezza", "quando non si poteva difendere". Invece che troia, puttana, rotta in culo e altre prelibatezze, per questi esemplari striscianti del buonismo la ragazza è una vigliacca, infame, "come il politico che dileggia".

A nessuno viene in mente che la cosa sia stata semplicemente una goliardata. Forse non riuscita, ma di certo poco offensiva e pericolosa. Una cazzata: niente di più, forse di meno. Nessuna volontà di scagliarsi politicamente contro il potente di turno. Nessuna volontà di ferire un povero cristo indifeso e bla bla bla.
La maggioranza di coloro che popola indegnamente questa lingua di terra si scandalizza per un dito medio e punta il dito indice. 
C'è poco da fare: i Mediocri pensano e agiscono così.


Conflitto vitale

La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta:
  • di classe, secondo i marxisti;
  • di elites, secondo gli elitisti;
  • di potere, secondo i liberali e i conservatori.


Da ciò si evince una certezza: il divenire è figlio della lotta, del conflitto. Ragion per cui, chiunque si schieri contro il conflitto è nemico del divenire ed è strumento, consapevole o meno, della conservazione del vomitevole status quo.
Senza conflitto non viene sprigionata alcuna forza vitale, alcuna volontà e alcuna potenza. L'assenza di conflitto conduce alla morte, individuale e sociale. Morte ideale, morte spirituale, morte intellettiva, morte fisica.
Ogni forza spesa per sanare i conflitti, per disinnescare le lotte, per moderare i confronti al fine di raggiungere un maleodorante punto di incontro piuttosto che un rigoglioso punto di scontro, è una forza di morte.
Essa va combattuta. Essa va abolita. Essa va distrutta. 
Essa va negata.


La Paranza

La solita, sterile, scontata guerra dei numeri. 
Erano centomila, anzi cinquantamila, per la questura trentamila. Come se il numero indicasse qualcosa, se non la mera quantità scevra dalla qualità. 
Trentamila sardine, trentamila operai, trentamila tifosi di calcio, trentamila poliziotti: il numero è uguale. Indica qualcosa? No, nient'affatto. 
Nessuna valutazione sulla qualità delle idee proposte e delle azioni messe in campo viene fatta dai media e offerta all'informazione e alla riflessione del Popolo. 
Sarà ché il Popolo non interessa. Interessa soltanto la Massa. E quando si parla di Massa contano solo i numeri.
Centomila, cinquantamila, trentamila.

Forse solo al mercato del pesce, tra il baccagliar dei pescivendoli e la deliziosa puzza del mare, cinquantamila sardine valgono più di trentamila. E dico forse, perché anche al mercato ittico la qualità del pescato genera prezzi diversi, talvolta raddoppiati, della medesima tipologia di pesce.
Persino i pescivendoli danno più importanza alla qualità di quanto ne diano i giornalisti. Pennivendoli o meno, ragionano tutti per paranze. E il naufragar non è dolce in questo mar.


Rivoluzione e Rivolta

"Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi per sinonimi. La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistente, dello statuto dello Stato o della Società: essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda, pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell'ordine costituito, non ha in questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una levata di scudi, ma un sollevamento di individui, una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio Me dallo stato di cose esistente, il quale, dal momento in cui me ne congedo, viene meno e cade in putrefazione!"

Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà

La ricerca di un'errata originalità

La Massa si affanna alla ricerca del nuovo, del mai visto, del mai detto. E per questo è pronta a mettere sotto i piedi qualsiasi buongusto, qualsivoglia decenza, ogni briciolo di dignità, ogni sputo di stile. Per poi ritrovarsi con milioni di "originali" tutti uguali tra loro, creati con lo stampino dai padroni del vapore.

L'Originalità non è novità. Non solo, non tanto, non più.
E' diversità. E' alterità: essere, pensare, agire in maniera altra.
Può persino essere rinverdire antichi usi e costumi, magari considerati démodé dalla Massa di "originali" di cui sopra.

La ricerca di una vera originalità, quando si trova di fronte al bivio tra Nuovo e Altro, prende il sentiero dell'Altro.
Sempre.


Banane senz'arte

Quando Caravaggio prese pennelli e colori ad olio e dipinse su una tela quel capolavoro passato alla storia col titolo di "Davide con la testa di Golia", creò Arte con la sua opera. 

Quando Marcel Duchamp comprò un orinatoio, lo portò nel proprio studio d'arte, lo capovolse e lo  chiamò "Fontana", firmandolo con lo pseudonimo "Richard Mutt", creò Arte con un suo gesto.

L'Arte presuppone che vi sia un'opera che crei dal nulla o un gesto che modifichi, isolandolo dal suo contesto e capovolgendone il senso, un oggetto precedentemente creato.
La Banana di Cattelan, di cui si sta parlando in questi giorni a seguito del fatto che sia stata mangiata da un sedicente artista, non risponde a nessuno dei due crismi: non è un'opera creata dal nulla né è un gesto che modifica il senso di un oggetto. E' semplicemente una banana attaccata col nastro adesivo ad una parete. Non è considerabile "arte", ma al massimo "comunicazione", "provocazione", o tante altre cose non necessariamente positive.
Non vi è arte nel mettere una banana su una parete. Non c'è nessun atto creativo, nessun gesto d'arte, nessun significato. 

Si sprecano in queste ore i confronti con la Merda d'Artista o con le Uova Firmate di Piero Manzoni. Confronti in entrambi i casi completamente strampalati: Merda d'Artista è sia opera d'arte (perché la merda è creata dallo stesso Manzoni), sia gesto d'arte (perché viene isolata, decontestualizzata e messa in scatola, con una evidente critica della società dei consumi); le Uova Firmate erano una performance d'arte, nella quale Manzoni invitava persone a venire presso il centro Azimut e a mangiare le uova sode che lui "firmava" con l'impronta del pollice.
Come si vede, la Banana di Cattelan non ricalca il caso della Merda d'Artista, perché Cattelan non ha creato la Banana né l'ha usata per comunicare un determinato messaggio tramite il suo gesto, e nemmeno quello delle Uova Firmate, in quanto l'artista non ha organizzato una performance per presentare questa sua opera.

Cattelan ha semplicemente attaccato una banana a una parete. Punto.
Se fosse questo il livello dell'arte contemporanea - concettuale o meno -, faremmo bene a sperare in un meteorite che metta a posto le cose. Fortunatamente, però, i recenti sviluppi artisti internazionali ci mostrano opere e artisti di ben altra levatura.

Le tre identità

Ogni Vir* diventa tale quando prende coscienza della propria identità, quando si afferma come individuo e non più come genere, quando comincia a vivere e a comprendere la socialità e l'asocialità, la comunità e l'individualismo.
Non tutti i Vir prendono coscienza della propria identità alla medesima maniera. C'è chi lo fa per empatia, chi per agonismo, chi per antagonismo.
Vediamo:

Identità empatica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità cercando di assomigliare ad un modello precostituito, indipendentemente dal fatto che tale modello sia reale o immaginario; il modello cui si ispirano è certamente mitizzato; in genere, gli uomini che scoprono la propria identità per via empatica preferiscono modelli positivi e molto amati dalla maggioranza delle persone; per questo motivo, l'identità empatica ha bisogno di piacere agli altri per piacere a se stessa.

Identità agonistica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità cercando di non assomigliare per nulla o quasi a un modello precostituito, ma sviluppandone uno originale o comunque minoritario; di fronte ai modelli che vanno per la maggiore, l'Agonista entra in competizione al fine di superarlo, smascherandone i vizi che vengono spacciati per virtù, le debolezze che vengono decantate come punti di forza; l'Agonista, quindi, necessita di un avversario contro cui scagliarsi per definire la propria identità; se l'Empatico "riconosce il simile per il simile", l'Agonista riconosce "il simile per il dissimile"; per questo motivo, tende a disprezzare la maggioranza e ad amare i piccoli gruppi, le nicchie, le tribù.

Identità antagonistica: è tipica degli uomini che delineano la propria identità odiando tutti i modelli precostituiti, siano essi maggioritari o minoritari; l'Antagonista non vuole compiacere nessuno né vede avversari con cui competere, ma solo nemici da combattere e da sconfiggere; disprezza la maggioranza, anche se finge di appartenervi; non crede nelle minoranze, nelle avanguardie, nelle tribù; vede nemici ovunque e crede che tutto il mondo viva contro di lui; tende, per questo motivo, alla solitudine (che vive in maniera talvolta aristocratica e/o ironica, similmente a quanto faccia l'Agonista) e all'egoismo (a differenza dell'Agonista), al dispotismo e all'anarchismo asociale.

Ogni essere umano, durante la propria esistenza, percorre almeno uno dei tre sentieri sopra descritti. Alcuni riescono persino a camminare su tutti e tre, in fasi diverse della loro vita. Vi sarà comunque sempre una parte predominante, che delineerà l'identità del Vir e la memoria che di lui si avrà negli anni e nei secoli a venire.


*Vir, termine latino che significa Uomo; da non confondersi con Homo, termine tradotto alla stessa maniera nonostante abbia un significato profondamente diverso (cfr. QUI)

Dedicazione

Solitudine.

A volte è una scelta e una necessità, sul proprio cammino personale. A volte no.

E' una condizione così particolare e marcata da essere trasformata in un mero prodotto edonistico e prettamente commerciale. .
Ogni singola persona priva di una relazione stabile che non vede l'ora di dirmi come se la spassa, mi ha sempre , e ripeto sempre , narrato della sua condizione in termini di libertà sessuale assoluta e di vantaggio monetario.

Nulla di più vero , in quanto i vantaggi di cui si parla, sono soldi risparmiati, vacanze in giro sballandosi e scopando senza sensi di colpa, spacciando il tutto con la bella pulita di culo "la vita è una".

La tremenda paura e insicurezza che deriva da queste affermazioni è disarmante. .
I nobili motivi della solitudine, come la dedizione all'io interiore in funzione di qualcosa che va ben al di là del becero orgoglio single da gambe aperte e assegni a tre zeri, sono estremamente rari.

Se nella vostra vita scegliete di essere soli in nome dei weekend dedicati ai vostri vizi che necessitano il vostro portafoglio prosciugato e la vostra mente fottuta per poi dare dei "bigotti" a chi ha costruito qualcosa in cui crede, avete un problema serio, oltre ad una paura fottuta di farvi crescere i coglioni.

Tribalismo è unione.

Fonte: Leonardo, Dire Dogs

Il lupo e la dignità

L'inverno sembrava non avere una fine, e il branco moriva di fame. Il capobranco, il più vecchio di tutti, procedeva in testa e rassicurava i giovani, dicendogli che presto sarebbe arrivata la primavera. Ma, a un certo punto, un giovane lupo decise di fermarsi. Disse che ne aveva abbastanza del freddo e della fame e che sarebbe andato a stare con gli uomini. Perché la cosa importante era di restare vivo. Così, il giovane, si fece catturare e col passare del tempo, dimenticò di essere mai stato un lupo. Un giorno, di molti anni dopo, mentre accompagnava il suo padrone a caccia, lui corse servile a raccogliere la preda. Ma, si rese conto che la preda era il vecchio capobranco. Divenne muto per la vergogna, ma il vecchio lupo parlò e gli disse così: "io muoio felice perché ho vissuto la mia vita da lupo, tu invece, non appartieni più al mondo dei lupi e non appartieni al mondo degli uomini". La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più. 

Vivere l'Insorgenza

"Il principio della rivoluzione sociale è nella rivoluzione individuale". Quante volte ho sentito questa frase. Quante volte me l'hanno detta. Quante volte l'ho detta ad altri.
Puttanate. Rivoluzione sociale e rivoluzione individuale sono due cose completamente diverse, molto distanti, spesso persino opposte. La presenza della prima impedisce o mortifica la seconda, così come l'attuazione di una rivoluzione individuale non modifica minimamente lo scenario collettivo e quindi la possibilità di una rivoluzione sociale.

Cominciamo ad usare bene le parole. "Rivoluzione" deriva dal termine latino "revolutio", che significa rovesciamento... ma anche ritorno.  Questo dovrebbe già farci comprendere una prima, fondamentale verità: ogni rivoluzione ha dentro di sé un forte tasso di conservatorismo, di volontà di ritorno ad un passato mitizzato. Da questo punto di vista, possiamo affermare che Rivoluzione e Restaurazione siano molto più simili di quanto si immagini. Sono due facce della stessa medaglia.

Per questo motivo, non ha senso definirsi rivoluzionari, né in senso sociale, né in senso individuale. Se il nostro fine è la negazione del mondo moderno e la distruzione delle catene che lo status quo ci impone, non dobbiamo essere rivoluzionari, ma Ribelli. Non è nella rivoluzione, ma nella Rivolta che la nostra essenza deve incarnarsi, che la nostra vita deve dispiegarsi. 

I rivoluzionari vivono in attesa della rivoluzione, spesso ne parlano e quasi mai la fanno. 
I Ribelli invece esistono solo nell'Insorgenza. Non attendono uomini della provvidenza o ore del destino: negano l'esistente e lo combattono, talvolta con violenza, talaltra autoescludendosi dalla "società civile" e ritirandosi nel Bosco.
Ciò ci conduce all'ultima, definitiva verità: un rivoluzionario ha necessità di dichiararsi tale, pur senza vivere una rivoluzione; un ribelle ha necessità di vivere la propria rivolta, la propria insorgenza, la propria negazione, e non ha bisogno di dichiararlo a nessuno.


Hierarichie

Der Mensch ist fasziniert vom Wolf
weil er sich als Teil des Herde fühlen will,
aber die Herde bricht den Mann ab,
es verwandelt es in eine Zahl.

Das Ego stirbt in der Gemeinschaft,
der Eine stirbt in Vielheit,
der Krieger braucht keine Fahnen,
seine Heimat ist im Wald.

Es gibt keine Hierarchie, wenn nicht im Geiste.

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L'uomo è affascinato dal lupo
perché vuole sentirsi parte del branco,
ma il branco annulla l'uomo
trasformandolo in numero.

L'Io muore nella collettività,
l'Unico muore nella molteplicità,
il Guerriero non ha bisogno di bandiere,
la sua patria è nella foresta.

Non c'è gerarchia, se non nello spirito.


La Modernità inquina


Taranto, the first city founded by the Spartans outside Greece, has a percentage of childhood cancers 30% higher than the national average. One child in three, more.

In some areas of China, pollution has reached such levels that, to see the sun set, the government has installed huge screens on which to watch the red sun go down on the horizon.

In the vast Russia, less than half of the population has free access to drinking water. The remainder uses water from groundwater, the fourth most polluted in the world.

In Australia only 11.5% of the territory is subjected to some form of environmental protection (in Italy we are at 12%). This means that everything else is a land of conquest for real estate speculators and big farmers.

Indonesia, in less than fifty years, has reduced its forests by 40%.

China, which is often taken as a model for productivity, competitiveness, ability to stay on the market, is the country in the world with the most polluted waters. According to the World Health Organization, about 100,000 people every year, almost 300 a day, die from water pollution. A war takes fewer victims.

The United States, the "masters of the world", the political-cultural reference of more than two thirds of the planet, is the first country in the world for the use of chemical fertilizers and CO2 emissions, the second for water pollution and third for volumes of fishing.

Plastic pollution, that is the presence of plastic in the oceans, has an annual volume of 8 million tons. To bring this plastic in the oceans are mainly ten rivers: two in Africa (Nile and Niger) and the other eight in Asia (Blue River, Yellow River, Hai River, Pearl River, Mekong, Amur, Ganges and Indo). It should be remembered that plastic does not remain in the oceans but falls within the food chain, intoxicating our foods and, therefore, our bodies.

Do you know what produced this? Do you know what is condemning our planet and every single inhabitant to a qualitatively increasingly sick, polluted, risky life? Do you know what is pushing us, in the name of profit, towards an abyss from which there is no return?
The Progress. The Modernity.

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Taranto, la prima città fondata dagli spartani fuori dalla Grecia, ha una percentuale di tumori infantili superiore del 30% alla media nazionale. Un bambino su tre, in più.

In alcune zone della Cina l'inquinamento ha raggiunto tali livelli che, per vedere il Sole tramontare, il governo ha installato enormi teleschermi sui quali osservare il sole rosse scendere all'orizzonte.

Nella sterminata Russia, meno della metà della popolazione ha libero accesso all'acqua potabile. La restante parte utilizza l'acqua delle falde acquifere, le quarte più inquinate al mondo.

In Australia solo l’11,5% del territorio è sottoposto a qualche forma di tutela ambientale (in Italia siamo al 12%). Ciò significa che tutto il resto è terra di conquista per speculatori immobiliari e grandi imprenditori agricoli.

L'Indonesia, in meno di cinquant'anni, ha ridotto le proprie foreste del 40%.

La Cina, che spesso viene presa a modello per produttività, competitività, capacità di stare sul Mercato, è il paese al mondo con le acque più inquinate. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno circa 100.000 persone, quasi 300 al giorno, muoiono a causa dell’inquinamento idrico. Una guerra miete meno vittime.

Gli Stati Uniti, i "padroni del mondo", il riferimento politico-culturale di oltre due terzi del pianeta, sono il primo paese al mondo per l’utilizzo di fertilizzanti chimici e per emissioni di CO2, il secondo per inquinamento delle acque e il terzo per volumi di pescato.

L'inquinamento plastico, ossia la presenza di plastica negli oceani, ha un volume annuale di 8 milioni di tonnellate. A portare questa plastica negli oceani sono soprattutto dieci fiumi: due in Africa (Nilo e Niger) e gli altri otto in Asia (Fiume Azzurro, Fiume Giallo, Fiume Hai, Fiume delle Perle, Mekong, Amur, Gange and Indo). Va ricordato che la plastica non rimane negli oceani ma rientra nella catena alimentare, intossicando i nostri cibi e, quindi, i nostri corpi.

Sapete cosa ha prodotto tutto ciò? Sapete cosa sta condannando il nostro pianeta e ogni singolo abitante ad una vita qualitativamente sempre più malata, inquinata, rischiosa? Sapete cosa ci sta spingendo, in nome del Profitto, verso un baratro da cui non c'è ritorno?
Il Progresso. La Modernità.


Serenità e felicità

Serenity is not difficult to find. Just keep up with the times, live your age with the eyes of the people. Share with the masses the lower instincts, the plebeian interests, the fashionable passions. It is enough to believe in the truths offered, to be interested in gossip, to always have something to say without going deep. To be calm, it is enough to avoid fighting, accepting what arrives, perhaps thanking a master or a god who bestows his alms.

Happiness, on the other hand, is very difficult to find. Because it is rare and is detached from the times. Because it is so intense that it can last only a few moments. Happiness is a flame that does not burn in the hearts of the mass, does not feed on interests or fashions. It is not found in the professed truths, but in the unspoken truths. It is disinterested in profits and trends. Happiness dwells in the struggle, in the effort that precedes the fight and in the pain one feels when fighting. And it does not need victories, because it also live in defeats. Happiness needs only Honor, in victory as in defeat. And of Love, for oneself, for one's own family, for one's own clan.
Happiness is free: it has no masters to serve or deity to honor.

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La serenità non è difficile da trovare. Basta stare al passo coi tempi, vivere la propria epoca con gli occhi della massa. Condividerne gli istinti più bassi, gli interessi plebei, le passioni alla moda. E' sufficiente credere alle verità propinate, interessarsi ai pettegolezzi, avere sempre qualcosa da dire pur senza andare in profondità. Per essere sereni basta evitare di combattere, accettare ciò che arriva, magari ringraziando un padrone o un dio che elargisce la sua elemosina.

La felicità, invece, è difficilissima da trovare. Perché essa è rara ed è avulsa dai tempi. Perché è talmente intensa da poter durare solo pochi istanti. La felicità è un fiamma che non arde nei cuoi della massa, non si nutre di interessi o di mode. Non si trova nelle verità professate, ma in quelle taciute. E' disinteressata ai profitti e alle mode. La felicità alberga nella lotta, nella fatica che precede il combattimento e nel dolore che si prova combattendo. E non ha bisogno di vittorie, perché essa vive anche nelle sconfitte. La felicità ha bisogno solo di Onore, nella vittoria come nella sconfitta. E di Amore, per se stessi, per la propria famiglia, per il proprio clan.
La felicità è libera: non ha padroni da servire né divinità da onorare.

La scelta del Silenzio

Silence must be fought when it is imposed. When someone wants to silence you, stop you from expressing yourself. The Voice is more sacred than Life, because a life without the possibility of expressing itself is already dead. She died inside and starts rotting.
Life can last at most a century, the Voice can go through the millennia.

Silence must be honored when it is a free and autonomous choice. It is a treasure to be guarded, with an aristocratic detachment from the noise of modernity. If nothing is worth our Voice we must have the ability to keep quiet. To avoid being contaminated by the noisy Nothing around us.

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Il Silenzio va combattuto quando è imposto. Quando qualcuno vuole zittirti, farti tacere, impedirti di esprimerti. La Voce è più sacra della Vita, perché una vita senza possibilità di esprimersi è già morta. E' morta dentro e si avvia alla putrefazione.
La Vita può durare al massimo un secolo, la Voce può attraversare millenni.

Il Silenzio va onorato quando è una libera e autonoma scelta. E' un tesoro da custodire, con aristocratico distacco rispetto ai rumori della modernità. Se nulla merita la nostra Voce dobbiamo avere la capacità di tacere. Per evitare di essere contaminati dal chiassoso Nulla che ci circonda.

Il Progresso della misoginia

"Do you want to open the ports? But open your legs ..."
No, it's not a bad joke of spirit made by a group of males looking for easy laughter. To pronounce these unworthy words was one of your politicians. One of your representatives in the civil and democratic institutions of this country. An exponent of a ruling party.
After women who, when they talk about football, make the stomachache, we also have women who, instead of worrying about migrants, think about opening their legs.

And to think that humanity, when it began to be structured in a tribal way, had a sacred respect for women. They were not only daughters, wives and mothers, dedicated to the house and family, but also priestesses. The only ones who could talk with the gods. Also because many deities, in homage to the concept of sacred feminine, were females.
In some communities there were also female warriors, often better than their male counterparts. Do not just think of the mythical Amazon or the Norse Skjaldmær (otherwise known as Shieldmaiden), but also the Japanese Onna-bugeisha, the woman-ninja, the female equivalent of the samurai.

Yesterday they could fight in wars. Today someone turn up their noses if they enter the army.
Yesterday they could talk to the gods. Today they would do well not to talk about football.
And not only in the countries hypocritically defined as "developing", but also in the "civil" countries.
Those who represent, according to them, the Progress of humanity.

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"Vuoi aprire i porti? Ma apri le cosce..."
No, non è una pessima battuta da bar detta da un gruppo di maschi che cercano la risata facile. A pronunciare queste indegne parole è stato uno dei vostri politici. Uno dei vostri rappresentanti nelle istituzioni civili e democratiche di questo Paese. Un esponente di un partito di governo.
Dopo le donne che, quando parlano di calcio, fanno venire il voltastomaco, abbiamo anche le donne che, invece di preoccuparsi dei migranti, pensino ad aprire le cosce.

E pensare che l'umanità, quando cominciò a strutturarsi in maniera tribale, aveva un rispetto sacro per le donne. Non erano solo figlie, mogli e madri, dedite alla casa e alla famiglia, ma anche sacerdotesse. Le uniche che potevano parlare con gli dei. Anche perché molte divinità, in omaggio al concetto di femminino sacro, erano femmine. 
In alcune comunità c'erano anche le donne guerriere, spesso migliori dei loro omologhi maschili. Non si pensi solo alla mitica Amazzone o alla norrena Skjaldmær (altrimenti note con il nome inglese di Shieldmaiden), ma anche alla giapponese Onna-bugeisha, la donna-ninja, l'omologo femminile del samurai.

Ieri potevano combattere nelle guerre. Oggi fanno storcere il naso se entrano nell'esercito.
Ieri potevano parlare con gli dei. Oggi farebbero bene a non parlare di calcio.
E non solo nei paesi definiti ipocritamente "in via di sviluppo", ma anche nei paesi "civili".
Quelli che rappresentano, a loro dire, il Progresso dell'umanità.