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Il Male della Fede

Stiamo accettando tutto.
Tutto subiamo e tutto siamo pronti a subire.
Per fede.

Fede nella religione, in questo o quel dio che ci proteggerà dal maledetto virus e che salverà l'Umanità.
Follia.

Fede nella scienza, in senso lato e vago e vacuo, visto che anche all'interno della comunità scientifica ci sono posizioni discordanti, talvolta opposte.

Ma noi accettiamo tutto. Per fede.

Perché non abbiamo strumenti culturali per comprendere. E perché abbiamo la pigrizia mentale tipica di una comunità in decadenza.
E' faticoso pensare come individui, è massacrante ragionare come collettività.

Tessere verdi? Codici a barre? Tutto fa brodo. Vaccini? No, meglio lo Spirito Santo.
E intanto stiamo male. Intanto moriamo. Viva la Tessera Verde, però. Viva lo Spirito Santo.

E allora non pensiamo. Non studiamo. Non dissotterriamo l'ascia di guerra. Non rinforziamo le difese della nostra mente e del nostro corpo. Non avanziamo, con le armi della conoscenza critica, nei meandri dell'ignoto. 

Meglio star qui, sulla sponda piana del fiume, e accettare tutto quello che ci viene propinato. Dal primo degli scienziati all'ultimo dei santoni.
Per fede.

RIVOLUZIONE, VIOLENZA, ANTIAUTORITARISMO

"Noi crediamo che solo la rivoluzione violenta può risolvere il problema sociale, allo stato in cui oggi si trovano i paesi delle varie parti del globo, stato determinato o comunque influenzato dalla fase acuta del capitalismo borghese o di Stato.

Ma non bisogna credere che la violenza rivoluzionaria, solo perché l’abbiamo definita “difensiva”, debba essere impiegata per forza dopo che le forze reazionarie abbiano scatenato la loro offensiva, abbiano attaccato lo schieramento rivoluzionario, oppure, il che è ancora peggio, abbiano posto in atto una controrivoluzione preventiva. Credere in ciò sarebbe vero e proprio suicidio.

La violenza rivoluzionaria è organizzazione preventiva ed attacco preventivo contro le forze borghesi, è lotta contro le istituzioni statali, è specifica ricerca dello scontro, sollecitazione del cedimento della sovrastruttura statale". 

Alfredo Maria Bonanno

Cambiamento

Se lo stato di cose presente non ti piace, puoi ignorarlo. Strafregartene. Tentare di vivere indipendentemente da ciò che ti circonda o, alla peggio, resisterle con un ghigno. Tirarti fuori dalla mischia, rifugiarti nel bosco, agire senza agire.
Il Disinteresse è un modo di approcciarsi alla realtà e all'esistenza.

Se lo stato di cose presente non ti piace, puoi tentare di correggerlo. Modificarlo. Smussarne gli spigoli, moderarne gli eccessi, stimolarne la vitalità. Puoi provare a inserirti nel corso del fiume e dirigerne il flusso verso altre direzioni.
La Correzione è un modo di approcciarsi alla realtà e all'esistenza.

Se lo stato di cose presente non ti piace, puoi tentare di cambiarlo. Nessuna correzione, nessuna modificazione: un Cambiamento. Reale e radicale. Reale, perché radicale. Altrimenti non sarebbe un Cambiamento. Non si tratta di smussare gli spigoli, ma di distruggerli. Non si tratta di abbellire una parete, ma di abbatterla. Per poi ricostruire. Quando tutto cade in rovina, si salvano solo le fondamenta. E nulla si costruisce senza le fondamenta. Bastano quelle: i muri, le porte, le finestre, i tetti possono essere divelti.
Il Cambiamento non è un modo di approcciarsi alla realtà e all'esistenza, ma è l'unico sistema per crearne una.

"La voluttà di distruggere è nello stesso tempo una voluttà creatrice."
(M. Bakunin, La reazione in Germania)

Sulla violenza

Ho visto pagine e pagine farcite di parole come violenza, violenti, terroristi, quando si parlava di una vetrina infranta o di un auto da ricchi data alle fiamme.

Non ho mai visto pagine e pagine farcite di parole come violenza, violenti, terroristi, quando si parlava di morti sul lavoro, di padroni che licenziano con un messaggio whatsapp, di turni lavorativi di 12 ore per 400 euro al mese.

La violenza è a uso e consumo del Potere: spesso la chiama addirittura Giustizia e la delega a questo o quel braccio armato. La violenza "legale", così amano definirla.
Ebbene, la violenza legale è sempre contro i lavoratori, contro i cittadini, contro il Popolo. In una parola: contro la Plebe.

La Plebe non ha diritto alla violenza "legale" né le converrebbe, perché tale violenza è per natura conservatrice, reazionaria, antisociale, controrivoluzionaria.

Per questo motivo, la Plebe può utilizzare una sola violenza: quella rivoluzionaria. Che può essere una violenza offensiva, cioè atta a sovvertire lo status quo, oppure - anzi, molto spesso - può essere violenza difensiva, di resistenza, contro la violenza "legale" del Potere.
In entrambi i casi ha una valenza rivoluzionaria, perché rompe lo schema.

Ho detto lo schema, non la vetrina.

"La violenza è rivoluzionaria, quando è adoperata a liberarsi dall'oppressione violenta di chi ci sfrutta e ci domina; appena essa si organizza a sua volta, sulle rovine del vecchio potere, in violenza di governo, in violenza dittatoriale, diventa controrivoluzionaria."
(Luigi Fabbri)

La mia felicità nella felicità altrui

"C’è sempre stato  nella mia natura un difetto capitale: l’amore del fantastico, delle avventure straordinarie e inaudite, delle imprese dagli orizzonti illimitati e dei quali nessuno può prevedere il risultato. In un’esistenza ordinaria e calma soffocavo, mi sentivo a disagio. Gli uomini normalmente cercano la tranquillità e la considerano come il bene supremo; in quanto a me, mi metteva disperazione; il mio spirito era in continua agitazione, e voleva azione, movimento, vita.  

[…]  

Questo bisogno, aggiunto dopo all’esaltazione democratica, è stato per così dire il mio unico impulso. Questa esaltazione può essere definita con poche parole: l’amore della libertà ed un odio invincibile per ogni oppressione, odio tanto più intenso quando questa oppressione riguardava altri e non me. Cercare la mia felicità nella felicità altrui, la mia dignità personale nella dignità del mio prossimo, essere libero nella libertà degli altri, ecco tutto il mio credo, l’aspirazione di tutta la mia vita. Consideravo come il più sacro dei doveri quello di rivoltarmi contro ogni oppressione, chiunque ne fosse l’autore o la vittima."

(M. Bakunin, Confessione)

Comfort zone

Non tutti cercano allievi, discepoli, adepti. Perché non tutti voglio essere maestri. Sanno che non hanno nulla da insegnare o da spiegare, niente da dimostrare o argomentare.

Non c'è nessuna Tradizione, nessun Sapere iniziatico, nessun sistema filosofico.
Nulla da ascoltare? Si, c'è solo il Nulla da ascoltare.
Nulla da vedere? Si, c'è solo il Nulla da vedere. Non al cinema, però: non lo danno in quelle splendide sale piene di comfort, aria condizionata e pop corn.
Quello che c'è da ascoltare, da vedere, da conoscere, da vivere è davanti ai nostri piedi, se abbiamo voglia di camminare fuori dai sentieri battuti. Se abbiamo il coraggio di rompere con la tradizione, il codice, la consuetudine, la moralità sociale, il sistema dominante.

L'Uomo Libero avanza fuori dalla propria comfort zone, senza sospiri per un passato mitizzato e senza programmi per un futuro immaginifico.
Perché la Libertà è così: senza nostalgie e senza speranze.

Senza

Non appartengo che a una comunità: quella dei Senza. Senza numi tutelari, senza padri fondatori, senza bandiera colorate, senza confini inventati, senza segni distintivi, senza etichette. 

Agli occhi dei cittadini, la comunità dei Senza compare e scompare, si popola e si estingue, ciclicamente. Quando l'identità di un secolo va fuori corso, quando la sedicente civiltà attraversa un nuova crisi, ecco comparire i Senza.

In realtà ci sono sempre stati. Direttori d'orchestra o primi violini, la loro Sinfonia è scandita dal ritmo del Nulla. Le orecchie della cosiddetta società civile sono sorde a queste note. 

La loro è la Sinfonia del Crollo. Tutto trema, essi no. Perché conoscono la furia distruttrice del Nulla, ma anche l'infinita Libertà che genera. 

E quel veleno che spaventa la società, quel veleno contro cui il Potere non ha ancora trovato un antidoto, scorre nelle loro vene. 


Promessa

"Gli anarchici non promettono niente a nessuno. Gli anarchici vogliono solo che le persone siano consapevoli della propria situazione e si afferrino la libertà per se stesse."
                                                                                          (Marusja Nikiforova)

Le persone sono ossessionate dal Dopo. Non muovono un dito se non sanno cosa c'è Dopo. I politicanti lo sanno bene e non fanno altro che prometterne uno:
Dopo le elezioni, faremo...
Dopo aver vinto, realizzeremo...
Dopo questa fase, inizieremo...

La gente crede a queste promesse. In larga parte.
Di conseguenza non crede a chi invece non fa promesse. A chi non ha una soluzione prestabilita, un copione già scritto, un disegno già pronto.
Non crede a chi vuole lasciare il foglio bianco, perché ognuno possa disegnarci sopra. In libertà, in autonomia e, perché no, insieme a qualcun altro.

Io ho deciso di non promettere. Non ho certezze incrollabili, non ho verità in tasca, non ho ricette sociali, politiche, culturali, economiche per ciò che avverrà Dopo.
A me interessa il Durante. Hic et nunc, non chiedo altro.

Cosa verrà Dopo? Spero Rovine.
Perché solo sulle Rovine si potrà costruire qualcosa di veramente nuovo.


Uomo Spirituale e Uomo Religioso

L'Uomo Spirituale è consapevole della propria inferiorità e incompiutezza. C'è, sopra di lui e fuori di lui, qualcosa di più potente e di più completo. C'è la Natura, le sue forze, il suo istinto di conservazione, la sua volontà, il suo ordine naturale. L'Uomo Spirituale riconosce che, oltre le ossa e la carne, c'è molto altro: spirito, demone, anima, pensiero, idea, sentimento, emozione, passione.

Non ha bisogno di altari d'oro e marmo: gli basta una pietra, un tronco d'albero, una insenatura.
Non ha bisogno di dogmi: vive la propria spiritualità naturalmente, semplicemente, umanamente.
Non ha bisogno di una gerarchia, di ministri del culto: può essere egli stesso sacerdote del culto.

L'Uomo Religioso, invece, è profondamente diverso. La sua spiritualità è innanzi tutto esteriore. Ha bisogno di formalismi, di codici, di dogmi. La Natura è spodestata dal suo altare: al suo posto viene messo un Dio, che è padrone e creatore della Natura stessa. L'esistente perde la propria divinità e un'altra entità, trascendente, se ne impadronisce. Nulla è più divino, tutto diviene creazione.

Egli ha bisogno di altari, meglio se d'oro e marmo.
Egli ha bisogno di dogmi, di libri sacri, di agiografie, di tribunali in cui uomini interpretano la volontà del Dio.
Egli ha bisogno di una gerarchia, di ministri del culto, di interpreti della volontà divina: lui, da solo, non ne sarebbe capace.

La contemporaneità tende a identificare i due uomini. L'idea che spiritualità e religione siano sinonimi o, addirittura, identici, è uno dei principali inganni della post-modernità. Identificando i due termini si combatte una sola volta, invece che due, il grande nemico dell'unica divinità contemporanea: il Potere, economico in primis, poi politico, sociale e, infine, culturale.

L'Occidente è tramontato, l'Europa diventi Eurasia

Ogni organismo vivente conosce quattro fasi: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia. Non esiste pianta, animale, essere umano, popolo, nazione, organizzazione sociale, regno, repubblica, impero, stato che non sia soggetto a questa ferrea legge naturale. Sempre è stato così, sempre così sarà.

Chi ama "el ingenioso hidalgo Don Quijote" può tranquillamente condurre la propria personale battaglia contro i mulini a vento, immaginando di poter fermare la decadenza della nostra epoca rifugiandosi in un nostalgico conservatorismo o tuffandosi in un menzognero progressismo. 
Chi invece conosce la ferrea legge della Decadenza sa che stiamo vivendo il Kali Yuga, il tramonto del cosiddetto Occidente. Che si tratti di Cultura o Civilizzazione, la vecchiaia ha ormai preso il sopravvento. Non c'è più nulla da salvare, né radici da cui ripartire.

Rovine, solo rovine, null'altro che rovine.
Rovine del Novecento, a cui si sommano, giorno dopo giorno, le rovine del Nuovo Millennio. Un millennio che non vedrà il cosiddetto Occidente come guida spirituale e materiale dei popoli e dei singoli individui. Il sole sorge sempre a Oriente.

La stessa Europa deve rendersi conto dell'inevitabile. L'Unione Europea, che è cosa diversa, anzi opposta, all'Europa, è nata per camminare sul sentiero che il sistema economico e, quindi, politico-culturale dominante ha battuto e puntellato, soprattutto dopo la sconfitta del socialismo reale.
Questo sentiero è destinato al baratro, ormai è palese. L'alleanza, per non dire la sudditanza, con gli Stati Uniti d'America è solo l'ultimo stadio della decadenza europea. L'alternativa, paventata dai populismi e dai sovranismi di ogni risma, di tornare agli stati nazionali di stampo giacobino, e cioè l'idea di ricominciare a dividerci in italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, convincendosi e convincendoci che si possa smettere di essere europei, è persino più stupida della stucchevole tracotanza di chi ciancia di Stati Uniti d'Europa. Chi vuole tornare alle bandierine nazionali e chi vuole continuare a suonare lo spartito liberale e capitalista dell'Unione Europea non sono in antitesi, ma due facce della stessa medaglia.

L'alternativa vera, reale, feconda, da cui potrà rinascere una nuova civiltà europea, stavolta non più occidentale, è rappresentata dall'unione con l'Asia. Per dirla con un termine recentemente impostosi nel dibattito politico internazionale: Eurasia.
L'Occidente sta tramontando, forse è già tramontato, ma non ce ne siamo ancora accorti tutti. L'Europa "occidentalizzata" è destinata a morte certa. L'unica speranza è la nascita di un'Europa "orientalizzata", che guardi alla Russia e alla Cina. 

Europa, Russia, Cina: un'Eurasia così formata sarebbe la più grande potenza che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto. La Nato diventerebbe un trattatello da relegare ai libri di storia, il liberalismo cesserebbe all'istante di essere l'ideologia dominante, il capitalismo morirebbe. 
Il futuro dell'Europa sarà l'Eurasia. O non sarà.

La mia Libertà

La libertà di attendere sei ore in fila per comprare l'ultimo modello di I-phone non è la mia Libertà e non spenderò una goccia di sudore per difenderla.
La libertà di assaltare un supermercato per comprare un paio di scarpe o di pantofole col logo del suddetto non è la mia Libertà e non perderò un minuto di tempo per tutelarla.
La libertà di pensare con la pancia e di parlare col deretano non è la mia Libertà e non sacrificherò una parola per sostenerla.

La mia Libertà è libertà dello Spirito, dell'Azione figlia di un Pensiero, della Parola partorita dall'Idea. 
Cose che la massa beota che affolla i centri commerciali per comprare a comando futilità d'ogni genere non potrà mai capire.
Mai.

Non basta restare umani, bisogna tornare Uomini

Restiamo umani.
Ce lo ripetono continuamente. Ce lo ripetiamo ogni giorno.
Ogni volta che accade una tragedia. Ogni volta che l'umanità pare scomparire dietro le menzognere vesti del sedicente Progresso. 
Ogni volta che la Modernità mostra il proprio volto disumano, noi ci diciamo di restare umani.

Non basta.
Di fronte alla cloaca immonda che ci circonda, il Mondo Moderno dalle magnifiche sorti e progressive, non basta restare umani.
Bisogna ritornare ad essere Uomini. 
Ritornare, è questa la nostra Rivoluzione. Perché Rivoluzione - per chi non lo sapesse - deriva dal latino Revolutio. Significa "ritorno". 

L'Umanità attuale ha pochi uomini e troppe amebe. 
La nostra Generazione ha questo compito: rivoluzionare la contemporaneità.
Per farlo, deve "ritornare".
Ritornare ad essere Uomini.

"Credo nell'Uomo. Non nell'Umanità."

Eclettismo

Michelangelo fu scultore, pittore, poeta.
Leonardo fu... qualsiasi cosa, praticamente.
Sapere e saper fare: non per questo o quel padrone, ma per l'Umanità.

Vivo nell'epoca della specializzazione.
Il Sistema chiede a ognuno di imparare una sola cosa e di farla bene, benissimo, di più. Le aziende, le fabbriche, persino le scuole e le università, sono strutturate in questo modo. L'eclettismo è sempre mortificato, a meno che non serva a questo o quel padrone: allora la capacità di pensare e fare altro diviene, improvvisamente, utile e meritoria. 
Se chi ti sta sopra ti chiede un guizzo, allora sarai apprezzato. Se avrai un guizzo non richiesto, sarai criticato, frenato, emarginato, forse persino punito.
Il tuo sapere e il tuo saper fare devono essere orientati solo a ciò che serve al Sistema e ai suoi padroni. Nessun'altra possibilità è data.

Ribellarsi a questo infame disegno che imbriglia, che ingabbia coscienze e conoscenze deve essere un imperativo per l'Uomo libero e per l'Umanità Nova. L'eclettismo deve tornare ad essere ciò che fu nel Rinascimento e in altre epoche della storia umana: valore incommensurabile, ideale verso cui tendere, commistione di capacità aventi come fine il miglioramento della vita delle persone e non l'aumento della produttività e della competitività mercantile, la crescita del PIL e altri disumani parametri contemporanei.

"Sviluppa tutta la tua vita in tutte le direzioni, opponi alla ricchezza fittizia dei capitalisti, la ricchezza reale degli individui possessori di intelligenza ed energia." 

(Émile Henry)

Padrone di nulla, servo di nessuno

Una frusta ha bisogno di due cose: una mano che la brandisca e una schiena da colpire.
La catena ha bisogno di due cose: della mano che la impone e della mano che ne è stretta.
Ogni gerarchia è fondata sulla servitù. Ogni servitù è fondata su un padrone e su un servo. Il padrone comanda, il servo obbedisce. Il rapporto tra padrone e servo è fondamentale per l'esistenza di ogni forma di dominio. L'uno legittima l'altro, l'esistenza dell'uno è garanzia dell'esistenza dell'altro.

Chi romperà questo circolo vizioso? Non certo il padrone, che ha tutto da perdere. Allora toccherà solo al servo, che non ha nulla da perdere, se non le sue catene. 
Quando ogni servo disobbedirà e si ribellerà al suo padrone. 
Quando tutti i servi, uniti in un sol pugno, sconfiggeranno i padroni.
Allora vi sarà l'avvento della Libertà.

“Chi, per rimanere padrone di ciò che possiede, deve contare sulla mancanza di volontà di altri, è una cosa fatta da questi altri, così come il padrone è una cosa fatta dal servo. Se venisse meno la sottomissione, il padrone cesserebbe di essere tale.”

(Max Stirner)

Uscire dal Bosco

Rivoluzione.
Che bella parola, che splendido atto!
Alcuni obiettano, di fronte alla possibilità di una rivoluzione, la necessità che essa sia nonviolenta.
"Il pacifismo, la nonviolenza, in un mondo costruito sulla violenza, non sono forse un'opzione rivoluzionaria?".
Bisogna intendersi, dunque, al fine di evitare fraintendimenti: se per rivoluzione si intende l'abolizione dello stato di cose presenti, è impossibile farlo in maniera non violenta.
Ed è questa la mia personale posizione.
Se per rivoluzione si intende il tirarsi fuori dallo schifo attuale, essere "altro" dal sistema dominante, allora è possibile la scelta nonviolenta. 
Io non ci credo.

La Negazione dell'esistente deve essere positiva, se non vuole cedere al nichilismo.
Per essere positiva non può limitarsi al fuggire nel bosco, come l'amato Waldganger.
Prima o poi, da quel bosco dovrà uscire. E appiccare il fuoco ovunque.

"In un mondo costruito sulla violenza, si deve essere rivoluzionari, prima di poter essere pacifisti."
(A. J. Muste)

La negazione di Makhno

"Io nego l’autorità in generale, sono avversario di ogni organizzazione fondata sul centralismo, non riconosco né lo Stato né il suo apparato legislativo, sono nemico convinto della democrazia borghese e del suo parlamentarismo – considerando questa forma sociale un ostacolo alla liberazione dei lavoratori.

In una parola, insorgo nei confronti di ogni regime basato sullo sfruttamento dei lavoratori."

(Nestor Makhno)

Sulla coerenza

"Niente può costituire seriamente un dovere, nemmeno la vita, o l’impulso che essa ci detta. Niente può impegnarci se non liberamente, cioè nella libertà. Ma l’esistenza così come la conosciamo non è libera, mentre l’ideale delle libertà è un lumicino di residuo, una larva di compassione. Certo, l’accordo che abbiamo “liberamente preso”, il cosiddetto “libero accordo”, ci impegna. Ma è stato veramente preso in modo “libero”? Non è stato preso in questo modo. Non c’è niente nella società che può essere preso in tal modo, in quanto le condizioni dell’esistenza, comunque valutate nella loro possibile clemenza parziale, sono coatte. Se io mantengo l’accordo preso, lo faccio perché voglio acquisire una merce pregiata, la correttezza, la quale ha mercato ottimo e può aprirmi tutte le porte. È ancora la volontà di potenza con il suo afflato chirurgico che regge l’accordo cosiddetto libero, non un principio etico che, come abbiamo visto, non può fondarsi sull’interesse all’acquisizione propugnato dalla volontà. In questo modo nemmeno la coerenza può aspirare al principio etico che sembra suggerire a prima vista. Si è coerenti perché si cerca il rispetto degli altri, e in fondo di se stessi, ma questa ricerca è ancora una volta un progetto della volontà di potenza, trovandomi sicuramente a mal partito in rapporti inquinati da una scarsa considerazione che gli altri si sono fatta del mio modo di mantenere gli impegni presi. Un buono o un cattivo giudizio dipende dalla conformità a certe regole, ma del giudizio stesso, se si prescinde dalle regole, non resta nulla. Dovrebbe restare ciò che è buono o cattivo, ma questo, nelle condizioni date, era esso stesso prodotto del giudizio, quindi va via con la sua scomparsa."

(A.M.Bonanno - Nichilismo e volontà di potenza)

Essere punto di partenza

Essere significa agire. L'assenza di movimento - fisico o mentale che sia - è assenza di vita. Noi siamo perché agiamo, noi agiamo perché siamo.
Ma la nostra azione è causa o conseguenza? Noi stessi siamo causa o conseguenza della nostra vita?
Siamo noi a deciderlo. Possiamo decidere di seguire il flusso, essere flessibili come canna di bambù al vento, piegarci per non spezzarci, essere "il punto d'arrivo" della nostra Vita: essa ci genera, ci governa, ci domina, infine ci uccide.
Oppure possiamo decidere di fare l'opposto. Essere punto di partenza della nostra Vita. Essere il principio del sentiero, il monte da cui sorge il fiume invece del delta in cui affoga.

"Eh, ma questa è una illusione! La Vita decide per noi!".
Errore. La Vita non decide per noi, ma per se stessa. Se accettiamo il Fato, il Fato deciderà. Se lo combattiamo, se lo neghiamo, il Fato smette di influenzarci. Smette di esistere nella nostra vita, andando ad esistere in quella di un altro.
C'è solo un modo per smascherare questa illusione: non essere creatori, ma distruttori. Se vogliamo essere punto di partenza, dobbiamo distruggere tutti i ponti che ci hanno preceduto e che hanno creato lo status quo.
  
Non c'è creazione che non passi per una distruzione.
Non possiamo creare nulla, se non dalle rovine.

"C'è una bella differenza nel considerarmi il mio punto di partenza o il mio punto di arrivo. Se mi considero in quest'ultimo modo, io non mi possiedo ancora, sono quindi ancora estraneo a me stesso, sono la mia essenza, la mia "vera essenza" e questa "vera essenza" a me estranea è un fantasma dai mille nomi che si prende gioco di me. Siccome io non sono ancora io, il mio io è un altro io (per esempio Dio, l'uomo vero, l'uomo veramente religioso o razionale o libero, ecc.). Ancora lontano da me stesso, io mi divido in due metà, una delle quali, quella non raggiunta e da realizzare, è la vera. L'una, la non vera, deve venir sacrificata: è quella non spirituale; l'altra, la vera, dev'essere l'uomo integrale: è lo spirito. Per questo si afferma: "Lo spirito è la vera essenza dell'uomo" oppure: "L'uomo esiste come uomo solo in spirito". E così ci si butta disperatamente ad acchiappar spiriti, come se in questo modo si potesse prendere se stessi e, andando a caccia di sé, si perde di vista se stessi, quali siamo realmente."
(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)

Ossa e carne

 Il Guerriero non conosce riposo, ma fugge dall'Abitudine. Sa bene che fare sempre le stesse cose può essere più pericoloso del non fare niente, del riposarsi. Allora cambia, come l'acqua cambia forma quando entra in un vaso o cade da una cascata. 

Il Guerriero combatte la routine, perché ripetere all'infinito anche la più prolifica delle azioni la rende inefficace. Mangiare sempre il più prelibato dei cibi alla lunga fa male. Anche il più buono dei vini fa ubriacare. 

Bisogna cambiare: impostazione, atteggiamento, posizione, allenamento. Ieri potenza, oggi resistenza, domani velocità, sempre meditazione. Aver cura dello spirito come si ha cura del corpo. 

Perché un corpo senza spirito è solo un ammasso di ossa e carne. Non è buono nemmeno per il brodo.

Indignados

 E' bella questa indignazione per quei farabutti che si sono magnati altri 600 euro alla faccia vostra e, in parte, mia. 

In parte perché io, pur pagando le tasse in questa sottospecie di Paese, ho poca dimestichezza con le "istituzioni della democrazia liberale", essendo io un antiliberale e, quindi, data la narrazione contemporanea, un antidemocratico.

E' bella questa indignazione perché sono convinto che sparirebbe in otto nanosecondi, appena qualcuno mollasse un ceffone a uno di quei farabutti. "No alla violenza!", direbbero gli indignados in servizio permanente. Quante volte l'ho sentita questa frase: durante i cortei, gli scioperi, le manifestazioni che finivano puntualmente in pestaggi, il global forum di Napoli, i giorni di Genova, ecc... ecc... ecc...

La cosa bella è che per gli indignados di cui sopra aggiungere 600 euro alle migliaia che già si intascano i nostri "rappresentanti nelle istituzioni democratiche del Paese" non è una violenza. D'altra parte c'è una legge che glielo consente, quindi...

Quindi bisogna decidere. O si sta dalla parte della Legge, e allora fanculo l'indignazione, perché hanno diritto a prendersi quei 600 euro e non rompete il cazzo.
O si sta dalla parte della Giustizia, e allora quei 600 euro sono peggio di una violenza: sono una dichiarazione di guerra al popolo.
Anzi, alla Plebe: perché questo ormai siamo.

Tertium non datur.