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Tra vette e abissi

Abbiamo appena iniziato a camminare sulle nostre gambe quando cominciano ad inculcarci una "loro" verità, spietata e inconfutabile: in tanti possono vincere, solo in pochi riescono a confermarsi in vetta.
Ci riempiono di esempi, per farci comprendere che, se è difficile arrivare primi, al termine di un percorso, in cima a una montagna, è ancora più difficile rimanere in testa.

"Perché mai dovrebbe essere questo il mio scopo?", mi permetto di domandare a lorsignori.
Una volta che ho scalato la mia montagna e ho raggiunto la mia vetta, non voglio altro che il tempo necessario per contemplare la Bellezza davanti ai miei occhi e la Fatica dentro di me, quella fatica che mi ha portato a concludere quella impresa. Terminato questo momento di contemplazione, voglio scendere. Intraprendere il cammino a ritroso. Ritornare al campo base. E sognare nuove sfide, nuovi sentieri, nuove vette.
La mia gioia non è nel rimanere in vetta, ma nel raggiungerla. Nel guardare in basso, lasciandomi spaventare dall'altezza, e nel ridiscendere.

Lo stesso discorso non vale solo verso l'alto, ma anche verso il basso. Non solo verso le vette, ma anche verso gli abissi.
Una volta che ho raggiunto il punto più basso, il luogo ove la luce non giunge, il posto dove si sentono gorgogliare le viscere della Terra, non voglio rimanere lì. Lì sotto. Voglio, anzi devo volere, riguadagnare la superficie, tornare a galla, risalire sulla crosta terrestre e - perché no! - tornare nel Bosco.
La mia gioia non è nel rimanere in fondo all'abisso, ma nel raggiungerlo. Nel guardare in lato, dove il Sole continua a splendere, lasciandomi spaventare dalla profondità raggiunta, e nel risalire.

Ci inculcano che l'Essenza di ogni impresa non sia nel portarla a compimento, anche se solo per un istante. Osano persino definirlo "effimero", quell'istante. 
Eppure il nostro Spirito sa che non è così. Lo Spirito della Vita nega questa "loro" verità.
Perché tra vette e abissi, l'essenza della vita è nella Vertigine.

La Levatrice

Ogni volta che la cronaca nera mi conficca negli occhi e nella mente efferati episodi di violenza, la reazione immediata è di disgusto, di rabbia. Disgusto e rabbia, insieme, distinti senza mai essere disgiunti. Di fronte alla violenza, specie quella più becera, mossa da istinti bassi e pecorili, non si può provare solo disgusto o solo rabbia. Il primo inchioda il freno, la seconda fa ripartire. In direzione ostinata e contraria.

Ma è possibile una società senza violenza? Il Barbuto di Treviri ci spiegò che la violenza "è la levatrice della storia". Levatrice, non madre. Strumento, non causa. Strumento nelle mani del Potere contro la Plebe e, talvolta, strumento utilizzato dalla Plebe contro il Potere. Mezzo della Società contro l'Individuo e, talvolta, mezzo dell'Individuo contro la Società. Queste, però, sono violenze che hanno un metodo, una logica, un fine. Alcuni possono arrivare a giustificarle, tanti possono giungere a comprenderle pur senza giustificarle.

Ma nei confronti della violenza efferata, bastarda, infame, fine a se stessa, non ci può essere comprensione. Non c'è logica, ragionamento, analisi possibile. Difficile trovar la diagnosi, ancor più impervio il sentiero per la prognosi. 

Allora torniamo alla domanda: è possibile una società senza violenza? 
Mi guardo intorno, mi scruto dentro, e trovo un'unica risposta: no. Non è possibile. In alcuni casi, non è nemmeno auspicabile. Utopia inutile e nociva. La violenza c'è, è inevitabile. E' una costante. Il divenire è conflitto, il Conflitto genera violenza: fisica, psichica, economica, sociale, culturale, religiosa, etnica.

Cosa può fare l'Uomo, allora? Può fare in modo che la Levatrice non diventi mai Madre. Impedire alla violenza di diventare cultura. Combattere la cultura della violenza, il machismo, il classismo, il sessismo, il razzismo, il fascismo, prima ancora della violenza stessa. Organizzare la società in piccoli gruppi, con regole condivise e dal basso, senza autorità e senza gerarchia. Così la violenza non sparirà, ma sarà ridotta al lumicino. 
La violenza comincerà ad essere Eccezione, mentre oggi e da sempre è la Regola.

Sul Vuoto

Il Vuoto. 

L'errore più comune è pensare solo a come riempirlo, invece di accettarlo per quello che è: Negazione. L'Essere umano è spaventato dai NO, vuole comode certezze, affermazioni sicure, cose tangibili. 

Il Vuoto non è tangibile, per le masse beote e pecorili. Esse non riescono a toccarlo, ad assaporarlo, a sentirlo. Per questo ne sono spaventate, anzi terrorizzate. Vivono con lo scopo primario di riempire il vuoto delle loro esistenze perché non sono in grado di gestirlo. 

E come lo riempiono? Come colma il proprio vuoto il popolo bue? Incapace di creare una esistenza da una Negazione, si limita a negare una esistenza in nome di una presunta morale o, peggio ancora, fa appello a fantomatiche tradizioni. Non avendo idee e valori nuovi, una umanità nova per cui combattere, riesce soltanto ad avere qualcosa contro cui imbracciare le sue spuntate, vetuste e anacronistiche armi. 

Tutto questo ha un solo risvolto positivo: la lotta, il Conflitto. In assenza di ciò, non esisterebbe Vita. 

"Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare." 
(Chuck Palahniuk, Soffocare)

Onda

 In ogni lotta, sociale, politica o culturale, è necessaria l'armoniosa fusione di gentilezza e fermezza.

A volte prevale la prima, a volte la seconda, in una successione dinamica simile a un'onda.


Sia tu un onda.

Sia tu quell'onda.

Non temere gli scogli.

Anzi, fai in modo che siano gli scogli a temere te.


Goccia e Tempesta

“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole.

Serkeftin! 

Orso, Tekoser, Lorenzo"

Mushin

Quando il guerriero è davanti al suo avversario, non deve pensare all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti del corpo del suo nemico. Deve solo combattere trascurando ogni tecnica rigida, pronto unicamente a seguire i dettami del subconscio. Quando colpisce, non è l'uomo, ma il pugno del subconscio dell'uomo, che colpisce.

La sua mente deve immergersi nel vuoto: solo così potrà comandare il corpo. Questo vuoto mentale non è una mente vuota, priva di emozioni, né semplice quiete. È una mente distaccata, "non attaccata". Come uno specchio, non si attacca a nulla e non rifiuta nulla; sa ricevere, ma non trattiene. 

Ossa e carne

 Il Guerriero non conosce riposo, ma fugge dall'Abitudine. Sa bene che fare sempre le stesse cose può essere più pericoloso del non fare niente, del riposarsi. Allora cambia, come l'acqua cambia forma quando entra in un vaso o cade da una cascata. 

Il Guerriero combatte la routine, perché ripetere all'infinito anche la più prolifica delle azioni la rende inefficace. Mangiare sempre il più prelibato dei cibi alla lunga fa male. Anche il più buono dei vini fa ubriacare. 

Bisogna cambiare: impostazione, atteggiamento, posizione, allenamento. Ieri potenza, oggi resistenza, domani velocità, sempre meditazione. Aver cura dello spirito come si ha cura del corpo. 

Perché un corpo senza spirito è solo un ammasso di ossa e carne. Non è buono nemmeno per il brodo.

Il pugno che intercetta

Barriere, steccati, etichette.
Se non ci fossero, Laggente si perderebbe. Ha bisogno di limiti, di sensi unici, di divieti d'accesso. Vista la totale incapacità di autogestirsi e autogovernarsi, Laggente ha necessità di incasellare ogni aspetto dell'esistenza. Kant, filosofo che non ho mai amato, lo aveva capito benissimo, per questo ha impostato tutta la propria filosofia sul concetto di limite. Ed è per questo che tutti coloro i quali proponga il superamento del limite, l'incamminarsi su sentieri mai battuti, la fuoriuscita dagli steccati, l'abbattimento delle barriere, lo straccio delle etichette, vengono considerati folli, criminali, deviati e devianti.
Eppure è proprio così che si dovrebbe vivere: ogni conoscenza acquisita andrebbe considerata un punto di partenza per nuove conoscenze, nuove esperienze, nuovi sentieri. Ogni sistema andrebbe studiato solo al fine di superarlo, modificarlo, aggiornarlo, contestualizzarlo. Ogni rigidità andrebbe combattuta, ogni semplicità andrebbe promossa.

Nessuna via come via.
Nessun limite come limite.

Combattimento

Sotto i gerani -
non contro, ma insieme
all'avversario.

Metastasi

Siate disposti a perdere la faccia di fronte alla società, ad essere messi nel mirino come lupi tra le pecore, ad essere demonizzati da deliranti sinistre o da ottuse destre: più necessitano di inquadrarti più ti temono.

Dopo centinaia di rituali, denti rotti, notti selvagge nella cenere e nel sangue, occhi neri, cicatrici, dopo infinite avventure affrontate nel giro di pochi anni in capo al mondo, dopo sfide, situazioni impervie e al limite, solo una cosa mi è chiara: siate pronti a tutto pur di non perdere la faccia, la libertà e l'onore di fronte ai vostri fratelli.

L'essere umano porta con sé la metastasi della politica.

Lo rende debole, rende la sua vita inutile e sprecata.

Mirate oltre il Sole che cala, perché sul cammino del Lupo solo le azioni parlano per voi, i vostri corpi parlano per la vostra anima pregna di violenta libertà.
Fate silenzio.

Post Quarantine

La quarantena aveva fiaccato lo spirito. Per questo il corpo si era lasciato andare, cedendo alla monotonia della clausura. 
Poi lo spirito si è ridestato, perché nulla è peggio della routine quotidiana pre-covid. Quel casa-lavoro-casa non era migliore del lock down. Lo spirito allora ha reagito, abbandonando ozio e tedio. Ha ripreso a macinare interessi, idee, passioni, riflessioni, volontà. Il corpo ci ha messo un po' ad andargli dietro e ancora arranca, fa fatica.

Ma la fatica è la dimostrazione che siamo ancora vivi.

Serenità e felicità

Serenity is not difficult to find. Just keep up with the times, live your age with the eyes of the people. Share with the masses the lower instincts, the plebeian interests, the fashionable passions. It is enough to believe in the truths offered, to be interested in gossip, to always have something to say without going deep. To be calm, it is enough to avoid fighting, accepting what arrives, perhaps thanking a master or a god who bestows his alms.

Happiness, on the other hand, is very difficult to find. Because it is rare and is detached from the times. Because it is so intense that it can last only a few moments. Happiness is a flame that does not burn in the hearts of the mass, does not feed on interests or fashions. It is not found in the professed truths, but in the unspoken truths. It is disinterested in profits and trends. Happiness dwells in the struggle, in the effort that precedes the fight and in the pain one feels when fighting. And it does not need victories, because it also live in defeats. Happiness needs only Honor, in victory as in defeat. And of Love, for oneself, for one's own family, for one's own clan.
Happiness is free: it has no masters to serve or deity to honor.

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La serenità non è difficile da trovare. Basta stare al passo coi tempi, vivere la propria epoca con gli occhi della massa. Condividerne gli istinti più bassi, gli interessi plebei, le passioni alla moda. E' sufficiente credere alle verità propinate, interessarsi ai pettegolezzi, avere sempre qualcosa da dire pur senza andare in profondità. Per essere sereni basta evitare di combattere, accettare ciò che arriva, magari ringraziando un padrone o un dio che elargisce la sua elemosina.

La felicità, invece, è difficilissima da trovare. Perché essa è rara ed è avulsa dai tempi. Perché è talmente intensa da poter durare solo pochi istanti. La felicità è un fiamma che non arde nei cuoi della massa, non si nutre di interessi o di mode. Non si trova nelle verità professate, ma in quelle taciute. E' disinteressata ai profitti e alle mode. La felicità alberga nella lotta, nella fatica che precede il combattimento e nel dolore che si prova combattendo. E non ha bisogno di vittorie, perché essa vive anche nelle sconfitte. La felicità ha bisogno solo di Onore, nella vittoria come nella sconfitta. E di Amore, per se stessi, per la propria famiglia, per il proprio clan.
La felicità è libera: non ha padroni da servire né divinità da onorare.

Scogli

Confutare certezze. Disarticolare verità. Combattere.
Non scopriremo di essere vivi solo morendo.
Non stringeremo mani troppo pulite.
Non intoneremo canti ad un solo dio.
Non impediremo alla nostra essenza di permeare la nostra esistenza.
La nostra anima - almeno lei! - non accetterà compromessi.
Meglio spezzarsi che piegarsi.
Non saremo bambù nel vento, ma scogli nella tempesta.
Che vengano le onde.
Che ci frustino i venti.

Nessun cedimento. Mai.

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Confute certainties. Disarticulate truth. Fight.
We will not discover that we are alive only by dying.
We will not hold hands that are too clean.
We will not sing songs to one god.
We will not prevent our essence from permeating our existence.
Our soul - at least her! - will not accept compromises.
Better to break than to bend.
We will not be bamboo in the wind, but rocks in the storm.
Let the waves come.
That whips the winds.

No yielding. Never.


Routine

Smarrimento. Disorientamento. Perdita. Incapacità di riconoscere il sentiero. Inutilità dei giorni. Abitudine. Silenzio.
Nell'alternarsi delle albe e dei tramonti, tutto sembra uguale. Tutto si ripete. Nessuna vetta, nessun abisso. Nessuna esaltazione, niente disperazione.
E non è forse questa una ragione per disperarsi?

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Bewilderment. Disorientation. Lost. Inability to recognize the path. Uselessness of the days. Habit. Silence.
In the alternation of sunrises and sunsets, everything seems the same. Everything is repeated. No peak, no abyss. No exaltation, no despair.
And is not this a reason to despair?


Menhir

"Essere come canna di bambù che si piega al vento senza mai spezzarsi", insegnava Lao Zi, il fondatore del Taoismo. E anche in Europa, dove il Taoismo arriverà molto tardi, si è sempre fatto largo un modus operandi: meglio piegarsi che spezzarsi. Ce lo dicevano i nonni, lo ripetiamo spesso ai nostri figli.
Ma piegarsi a cosa? Al Fato, cinico e baro? O al Potere, economico e quindi politico? Piegarsi a Dio, al suo volere? O alla Società, per quieto vivere e per convenienza? Fato, Potere, Dio, Società: l'importante è piegarsi nella vita, ognuno scelga di fronte a cosa.
C'è chi si piega di fronte al padrone: meglio stare zitti e subire che rischiare il posto.
C'è chi si piega davanti alla prepotenza: meglio girare la faccia dall'altra parte.
C'è che si piega per autoinganno: "un giorno mi rialzerò, ma non è ancora oggi", ripete a se stesso.

No. 
E' oggi. Anzi, doveva essere ieri. 
Sono decenni, sono secoli che siamo piegati e non abbiamo ottenuto nulla. Abbiamo solo perso: diritti, dignità, occasioni, emozioni, serenità, felicità. La canna di bambù è rimasta piegata troppo tempo sotto il vento della Storia e adesso non si rialza più.
L'unica cosa che vedo intorno sono le nostre rovine. E gli spiriti di pochi uomini che sono rimasti in piedi, vicino ad esse.

Fate che il vostro spirito sia come quegli spiriti. Siate voi stessi come quegli uomini. 
Alzatevi in piedi. Dritti, come blocchi di pietra.
Come menhir.

Erigere

L'Uomo Antico costruiva per l'eternità. Altrimenti oggi le Piramidi, il Colosseo, gli acquedotti, i templi non sarebbero altro che polvere. Blocchi accatastati su loro stessi, crollati sotto i colpi del Tempo e del Profitto.
Anche secoli fa vi erano speculazioni e abusi edilizi, sia chiaro; ma l'obiettivo rimaneva sempre lo stesso: durare nel tempo, sconfiggere il Tempo, più a lungo possibile.

L'Uomo Moderno se ne fotte dell'Eternità e del Tempo. Per questo costruisce studentati con la sabbia o non fa manutenzione a scuole e ponti: le manutenzioni sono costi e non generano guadagni.
E il guadagno, per l'Uomo Moderno, è Arché e Telos. Principio e fine dell'agire.

L'Uomo Moderno antepone ciò a tutto.
Persino alla vita dei suoi simili.