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Sul Vuoto

Il Vuoto. 

L'errore più comune è pensare solo a come riempirlo, invece di accettarlo per quello che è: Negazione. L'Essere umano è spaventato dai NO, vuole comode certezze, affermazioni sicure, cose tangibili. 

Il Vuoto non è tangibile, per le masse beote e pecorili. Esse non riescono a toccarlo, ad assaporarlo, a sentirlo. Per questo ne sono spaventate, anzi terrorizzate. Vivono con lo scopo primario di riempire il vuoto delle loro esistenze perché non sono in grado di gestirlo. 

E come lo riempiono? Come colma il proprio vuoto il popolo bue? Incapace di creare una esistenza da una Negazione, si limita a negare una esistenza in nome di una presunta morale o, peggio ancora, fa appello a fantomatiche tradizioni. Non avendo idee e valori nuovi, una umanità nova per cui combattere, riesce soltanto ad avere qualcosa contro cui imbracciare le sue spuntate, vetuste e anacronistiche armi. 

Tutto questo ha un solo risvolto positivo: la lotta, il Conflitto. In assenza di ciò, non esisterebbe Vita. 

"Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare." 
(Chuck Palahniuk, Soffocare)

Mele marce

Un sistema produce ciò che gli serve. Se produce inutilità, vuol dire che gli serve inutilità. Se produce mele marce, vuol dire che gli servono mele marce. E' un controsenso? No, per niente. Il negativo serve ad abbellire il positivo, a farlo sembrare ancor più positivo, a renderlo necessario, inattaccabile, da difendere. Così chiunque vorrà combattere quel poco di buono che c'è nel Sistema, perché quando si abbatte una casa avanzano anche mattoni sani, ma la casa comunque deve andare a terra, verrà tacciato di essere un nemico, un reietto, un folle, un cattivo, un criminale.
Più mele marce ci sono in giro, più varranno le poche mele buone, più Laggente farà a gara per accaparrarsele, per difenderle, per elogiarle. Ogni crostata di mele sembrerà più buona, visto che tra tante mele marce abbiamo selezionato le uniche sane. Se le mele fossero tutte sane, non ci sarebbe mercato. E il Sistema, senza mercato, muore.

Marce non sono le mele, ma l'albero che le produce.
E un albero marcio non va abbellito: va abbattuto.

Massa, Popolo, Avanguardia

La Massa è informe, beota, facilmente influenzabile.
Dalla Massa, però, sorgerà una corposa minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente, dalla massa e da cui la Massa si farà guidare.
Chiameremo questa corposa minoranza col nome di Popolo.
Non è la Massa che elegge il Popolo, ma è il Popolo che si fa scegliere dalla Massa.

All'interno del Popolo sorgerà una esigua minoranza di persone che si eleverà culturalmente, politicamente, moralmente dal Popolo e da cui il Popolo si farà guidare.
Chiameremo questa esigua minoranza col nome di Avanguardia, Elite, Consiglio, Soviet.
Non è il Popolo che elegge un'Avanguardia, ma è l'Avanguardia che si fa scegliere dal Popolo.

Il processo, ora, deve interrompersi. L'Avanguardia deve impedire che si erga "un uomo solo al comando". Altrimenti il Governo diventerebbe autocrazia. Diventerebbe dittatura.
Se l'Avanguardia deciderà di darsi un leader, con compiti organizzativi e di rappresentanza, lo eleggerà tra i suoi membri, ma l'incarico sarà a tempo e il potere non potrà mai essere assoluto, bensì sempre sottoposto al vaglio dell'Avanguardia.

Gerarchia dello Spirito

Quando nasciamo, siamo tabula rasa. Tutti uguali, tutti con zero esperienze e zero conoscenze. Questo sosteneva Aristotele, poi ripreso da Rousseau e da altri filosofi e scienziati progressisti. 
No, non è vero. La psicologia e l'innatismo dimostrano che abbiamo già un patrimonio di conoscenze diverso gli uni dagli altri, al momento della nascita. Conoscenze pre-esperenziali, con buona pace dei materialisti talebani.
Purtroppo c'è gente, anzi gentaglia, che partendo da questo assunto determina differenze biologiche, psicologiche, etniche tra le persone. Nulla di più sbagliato, di più folle. Se differenze ci sono, esse sono talmente minime che è impossibile determinare una scala di valore. Nasciamo leggermente diversi gli uni dagli altri, ma tutti sul gradino più basso della scala.

Col passare degli anni, però, le cose cambieranno. Qualcuno farà balzi in avanti mentre altri faranno piccoli passi, qualcuno raggiungerà vette mentre altri arriveranno al massimo in collina. 
Da cosa dipende? Dal caso, dalla fortuna? 
Dall'appartenere ad una famiglia ricca o a una povera? 
Dall'avere la pelle bianca o nera? 
O dal prodigo intervento di Madre Natura oppure di qualche divinità benevola?

Niente di tutto ciò. La fortuna non esiste. 
Il mondo è pieno di figli di papà pieni di soldi e poveri di tutto il resto. 
Tra bianchi e neri c'è la stessa differenza che intercorre tra biondi e bruni. 
Madre Natura ha talmente tanti figli che non può preoccuparsi della riuscita di uno solo. 
Sulle divinità... beh, quando qualcuno ci dimostrerà l'esistenza di un dio qualunque, lo prenderemo in considerazione.

Ciò che determina la differenza, quindi, è la Fame: di sapere, di conoscere, di provare, di vivere. Ci saranno sempre persone che divoreranno libri, visiteranno luoghi, metteranno a dura prova il loro corpo e la loro mente, metteranno in discussione loro stessi e le loro idee nel confronto e nello scontro con gli altri. In poche parole, arricchiranno e potenzieranno il loro spirito. 
Di converso, ci saranno sempre persone ignoranti, che ragioneranno con la pancia invece che col cervello, che avranno risposte certe su ogni argomento, che nei confronti dell'altro sapranno prevaricare o leccare il culo. In poche parole, depaupereranno il loro spirito.
"Non c'è gerarchia, se non nello spirito"

La Paranza

La solita, sterile, scontata guerra dei numeri. 
Erano centomila, anzi cinquantamila, per la questura trentamila. Come se il numero indicasse qualcosa, se non la mera quantità scevra dalla qualità. 
Trentamila sardine, trentamila operai, trentamila tifosi di calcio, trentamila poliziotti: il numero è uguale. Indica qualcosa? No, nient'affatto. 
Nessuna valutazione sulla qualità delle idee proposte e delle azioni messe in campo viene fatta dai media e offerta all'informazione e alla riflessione del Popolo. 
Sarà ché il Popolo non interessa. Interessa soltanto la Massa. E quando si parla di Massa contano solo i numeri.
Centomila, cinquantamila, trentamila.

Forse solo al mercato del pesce, tra il baccagliar dei pescivendoli e la deliziosa puzza del mare, cinquantamila sardine valgono più di trentamila. E dico forse, perché anche al mercato ittico la qualità del pescato genera prezzi diversi, talvolta raddoppiati, della medesima tipologia di pesce.
Persino i pescivendoli danno più importanza alla qualità di quanto ne diano i giornalisti. Pennivendoli o meno, ragionano tutti per paranze. E il naufragar non è dolce in questo mar.


La ricerca di un'errata originalità

La Massa si affanna alla ricerca del nuovo, del mai visto, del mai detto. E per questo è pronta a mettere sotto i piedi qualsiasi buongusto, qualsivoglia decenza, ogni briciolo di dignità, ogni sputo di stile. Per poi ritrovarsi con milioni di "originali" tutti uguali tra loro, creati con lo stampino dai padroni del vapore.

L'Originalità non è novità. Non solo, non tanto, non più.
E' diversità. E' alterità: essere, pensare, agire in maniera altra.
Può persino essere rinverdire antichi usi e costumi, magari considerati démodé dalla Massa di "originali" di cui sopra.

La ricerca di una vera originalità, quando si trova di fronte al bivio tra Nuovo e Altro, prende il sentiero dell'Altro.
Sempre.