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Risposta di libertà

L'ateismo è l'unica risposta saggia a una domanda di un mondo migliore.

Chiunque voglia, desideri, aneli un miglioramento delle condizioni di vita di tutti e di ciascuno, non ha alcun dio a cui affidare questa speranza. La domanda di un mondo, di una vita migliore non ha risposta in questo o quel culto, ma solo nel lavoro dei singoli e della comunità.

Siccome ha compreso questa semplice, ma fondamentale verità, l'ateo è l'unico uomo libero in una umanità in catene. Egli non ha bisogno di porre la propria volontà e la propria speranza di cambiamento in alcuna divinità, perché sa che se una divinità esistesse e potesse realizzare tale cambiamento, l'uomo sarebbe schiavo di questa divinità. 

E nessun cambiamento reale è possibile senza la libertà. 

L'ateo confida soltanto in sé, nella propria Ragione, nelle proprie conoscenze e nella saggezza - forse dovremmo dire sapienza - collettiva, nella comunità internazionale di scienziati e studiosi che cercano la Conoscenza, non la fatua Illuminazione divina.

La Ragione ha dei limiti, si dirà. Nessuno li nega, anzi vogliamo indagarli e, ove possibile, superarli o preparare il terreno affinché siano altri, dopo di noi, a superarli.
Per superare i limiti della Ragione, però, ci voglio anni di lavoro e di studio.
Per superare i limiti della Religione, invece, basta semplicemente spegnerne la fatua Illuminazione.

John Teller

"Avevo sedici anni, facevo l'autostop al confine col Nevada. La citazione era scritta su un muro con la vernice rossa. Quando vidi quelle parole fu come se qualcuno me le avesse strappate da dentro la testa:

"Anarchia significa liberazione della mente umana dal dominio della religione, liberazione del corpo umano dal dominio della proprietà, liberazione dalle catene e dalle restrizioni del governo. Significa un ordine sociale basato sulla libera associazione degli individui." 

Il concetto era puro, semplice, vero. Fu un'ispirazione, accese un fuoco dentro di me. Ma alla fine imparai la lezione che avevano imparato la Goldman, Proudhon e gli altri, e cioè che la vera libertà richiede sacrificio e dolore. Le persone pensano solo di volere la libertà, in realtà agognano la schiavitù dell'ordine sociale, leggi rigide, materialismo. L'unica libertà che l'uomo desidera è la libertà di stare bene."

Logorio

Una delle massime maggiormente utilizzate dai conservatori e dai reazionari è "il Potere logora... chi non ce l'ha!". In questa frase viene espressa in maniera ironica una verità a cui, chi esercita il Potere, crede ciecamente. E ci credono anche i tanti che anelano il Potere, lo desiderano come l'Anello di Tolkien.
Perché il Potere a quello serve: a domare, a ghermire, a incatenare.

Per questo motivo, chiunque eserciti il Potere è schiavo dello stesso. Il sovrano, sia esso una persona o uno Stato, ossia una oligarchia di persone, anche quando è Legibus solutus, resta comunque schiavo del Potere. Non sarà mai completamente libero.
Eguale schiavitù subiscono, anzi accettano, coloro i quali desiderano il Potere. Per questi mendicanti delle classi medioalte, per questi accattoni in giacca e cravatta, per questi morti di fame col portafoglio più o meno gonfio, la bramosia di Potere assurge a essenza delle loro esistenze, a scopo vitale, a obiettivo principale e ultimo.
Sovrani o sudditi, tutti sono schiavi del Potere: i primi perché devono esercitarlo e, per questo, vogliono conservarlo; i secondi perché vogliono conquistarlo e, in seguito, esercitarlo.

Il Potere è sempre azione. E' schiavo dell'azione. Chi ha il Potere non può non fare. Il Potere di non fare niente è una mera illusione. Un potere che non esercita azione, un potere non esercitato non è Potere.
La schiavitù dell'azione è antitetica alla libertà della non-azione. I buddisti la chiamano wei wu wei, azione senza azione. Non è semplice astensione dal fare, ma volontà di accordarsi con i battiti del divenire, che poi sono i palpiti del Nulla. E' la legge della Cedevolezza su cui è basato il Jujitsu: abbattere il Potere attraverso la sua stessa forza.
Il Potere è sempre azione, coercizione, imposizione. Non può non esserlo, anche se mosso dalle più nobili intenzioni.

Il Potere logora.
Sempre, coloro che lo detengono.
Sempre, coloro che non lo detengono... ma vogliono averlo.

Esistono, però, anche quelli che non hanno nessun desiderio di Potere. Quelli che sanno che "non esistono poteri buoni" e che anche il Potere più filantropo e solidale che possa essere immaginato è comunque frutto di coercizione, di dominio, di gerarchia.
Esistono quelli che disprezzano la gerarchia, combattono il dominio, fuggono dalla coercizione. 
Per loro 

Essi non vogliono il Potere. La loro volontà esercita la Potenza, non il Potere. 
Proprio perché la loro volontà non desidera ciò che tutti chiamano Potere, essa è così potente! Tanto potente da riuscire a essere iconoclasta, a cancellare consuetudini, a disintegrare muri e colonne, ad abbattere i vecchi idoli.

Essi sono gli unici realmente liberi. Essi sono gli Unici, realmente liberi.
Perché sanno riconoscere la carica nichilista di ogni Potere.
E' quella carica, quel nichilismo a produrre dolore, schiavitù, logorio.

"Il Potere logora chi non ce l'ha. Perché vorrebbe averlo.
Se uno smette di volere il Potere, avrà la Libertà."

La mia Libertà

La libertà di attendere sei ore in fila per comprare l'ultimo modello di I-phone non è la mia Libertà e non spenderò una goccia di sudore per difenderla.
La libertà di assaltare un supermercato per comprare un paio di scarpe o di pantofole col logo del suddetto non è la mia Libertà e non perderò un minuto di tempo per tutelarla.
La libertà di pensare con la pancia e di parlare col deretano non è la mia Libertà e non sacrificherò una parola per sostenerla.

La mia Libertà è libertà dello Spirito, dell'Azione figlia di un Pensiero, della Parola partorita dall'Idea. 
Cose che la massa beota che affolla i centri commerciali per comprare a comando futilità d'ogni genere non potrà mai capire.
Mai.

Padrone di nulla, servo di nessuno

Una frusta ha bisogno di due cose: una mano che la brandisca e una schiena da colpire.
La catena ha bisogno di due cose: della mano che la impone e della mano che ne è stretta.
Ogni gerarchia è fondata sulla servitù. Ogni servitù è fondata su un padrone e su un servo. Il padrone comanda, il servo obbedisce. Il rapporto tra padrone e servo è fondamentale per l'esistenza di ogni forma di dominio. L'uno legittima l'altro, l'esistenza dell'uno è garanzia dell'esistenza dell'altro.

Chi romperà questo circolo vizioso? Non certo il padrone, che ha tutto da perdere. Allora toccherà solo al servo, che non ha nulla da perdere, se non le sue catene. 
Quando ogni servo disobbedirà e si ribellerà al suo padrone. 
Quando tutti i servi, uniti in un sol pugno, sconfiggeranno i padroni.
Allora vi sarà l'avvento della Libertà.

“Chi, per rimanere padrone di ciò che possiede, deve contare sulla mancanza di volontà di altri, è una cosa fatta da questi altri, così come il padrone è una cosa fatta dal servo. Se venisse meno la sottomissione, il padrone cesserebbe di essere tale.”

(Max Stirner)

Il Limite

La filosofia del Limite.
Così il mio professore del liceo ci introdusse Immanuel Kant.
Il Limite come garanzia di verità, come necessità per la conoscenza, come baluardo per la scienza. Altrimenti è metafisica o, peggio ancora, utopia.

La filosofia del Limite era, ed è ancora, molto interessante. Perché rappresenta - omen nomen - la frontiera da valicare, il muro da abbattere, per scoprire se stessi e il mondo. 
Il Limite serve all'Uomo solo come obiettivo da superare, come affermazione da non accettare, come cancello da divellere.
Chi accetta il Limite, accetta le catene e plaude ai carcerieri. 
Crede di muoversi in libertà, invece è sempre recluso in prigione.

"E’ ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo."
(M. Bakunin)

Sulla coerenza

"Niente può costituire seriamente un dovere, nemmeno la vita, o l’impulso che essa ci detta. Niente può impegnarci se non liberamente, cioè nella libertà. Ma l’esistenza così come la conosciamo non è libera, mentre l’ideale delle libertà è un lumicino di residuo, una larva di compassione. Certo, l’accordo che abbiamo “liberamente preso”, il cosiddetto “libero accordo”, ci impegna. Ma è stato veramente preso in modo “libero”? Non è stato preso in questo modo. Non c’è niente nella società che può essere preso in tal modo, in quanto le condizioni dell’esistenza, comunque valutate nella loro possibile clemenza parziale, sono coatte. Se io mantengo l’accordo preso, lo faccio perché voglio acquisire una merce pregiata, la correttezza, la quale ha mercato ottimo e può aprirmi tutte le porte. È ancora la volontà di potenza con il suo afflato chirurgico che regge l’accordo cosiddetto libero, non un principio etico che, come abbiamo visto, non può fondarsi sull’interesse all’acquisizione propugnato dalla volontà. In questo modo nemmeno la coerenza può aspirare al principio etico che sembra suggerire a prima vista. Si è coerenti perché si cerca il rispetto degli altri, e in fondo di se stessi, ma questa ricerca è ancora una volta un progetto della volontà di potenza, trovandomi sicuramente a mal partito in rapporti inquinati da una scarsa considerazione che gli altri si sono fatta del mio modo di mantenere gli impegni presi. Un buono o un cattivo giudizio dipende dalla conformità a certe regole, ma del giudizio stesso, se si prescinde dalle regole, non resta nulla. Dovrebbe restare ciò che è buono o cattivo, ma questo, nelle condizioni date, era esso stesso prodotto del giudizio, quindi va via con la sua scomparsa."

(A.M.Bonanno - Nichilismo e volontà di potenza)

La sfida del Dolore

Il dolore è una sfida per chiunque ha realizzato che la soluzione ai problemi personali non è la vittimizzazione ma la ferrea disciplina e severità.

Queste due cose sono l'unica vera chiave verso la libertà, un concetto che chi ha il coraggio di inseguire , scoprirà presto non essere fatto di spensieratezza e piacere.

Se non fosse così, la virtù stessa non avrebbe senso di esistere, in quanto la tanto mitizzata libertà non richiederebbe il minimo sforzo.

Il pensiero del fuorilegge è un pensiero pericoloso , dopotutto.
Qualsiasi membro , supporter o simpatizzante non può pensare in mezzi termini o fornire spiegazioni a chi è pronto a volersi assicurare di avere a che fare con qualcuno dal pensiero socialmente o politicamente corretto. 
In caso contrario ha già fallito anche solo a mantenere una finta maschera di durezza generata dalla propria pochezza di spirito.

Ficcatelo nella cazzo di testa : qualsiasi sub cultura , movimento , religione, culto, partito o idea incentivata dai più e dall'alto non è e non sarà mai né ribelle o rivoluzionaria. È un prodotto che vi piace e che quindi vende. 
Fanculo ai paladini della morale condivisa.